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L’espulsione sembra essere la soluzione più plausibile

Libia, si lavora su un probabile esilio del rais

Dal Venezuela allo Zimbabwe: le ipotesi analizzate

Libia, si lavora su un probabile esilio del rais
19/04/2011, 16:04

TRIPOLI - La ricerca di un esilio per Muammar Gheddafi è vista in questi giorni come l’opzione più plausibile per una soluzione alla crisi in Libia. Con l’aiuto dei loro alleati, gli Stati Uniti sono in cerca di una possibile destinazione per il rais, che per ora, tuttavia, non sembra intenzionato a lasciare. A fine marzo, fonti del suo entourage avevano fatto sapere che il colonnello “non andrà in esilio a meno che non sia assolutamente costretto a farlo”. E, dal punto di vista militare, la sua strategia di questi ultimi giorni sembra tutt’altro che destinata alla resa. L’Italia dal canto suo è tra i primi Paesi ad aver proposto l’ipotesi dell’esilio come via d’uscita dalla crisi. A marzo, il nostro Paese ha chiesto agli stati africani di essere “propositivi” nell’individuazione di una meta per Gheddafi e ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini ha assicurato che “tutto il mondo” vuole che il colonnello lasci il Paese.
Le ipotesi sul tavolo sono comunque numerose, dal Venezuela allo Zimbabwe. Il primo fattore da prendere in considerazione è il fatto che Gheddafi si trova sotto inchiesta per crimini contro i civili e l’esilio non deve quindi esporlo al rischio di un arresto e una consegna al Tribunale penale internazionale. La scelta più plausibile sembrerebbe essere quindi quella di un paese non firmatario dello Statuto di Roma sul Tribunale. Tra i paesi africani non firmatari, si contano Zimbabwe, Mauritania, Guinea Equatoriale e, fuori dall’Africa, Bielorussia e Nicaragua. Un’ipotesi ritenuta possibile è anche quella della Guinea Equatoriale, il cui presidente, Teodoro Obiang Nguema, è secondo solo a Gheddafi, in Africa, per anni al potere. Il Nicaragua di Daniel Ortega, invece, ha espressamente lanciato il suo invito al leader libico durante una conversazione telefonica.
A fine marzo, sono circolate voci non confermate su alcuni stretti collaboratori di Gheddafi che si sarebbero recati in Ciad per preparare un possibile esilio del colonnello. L’Uganda è invece stato chiaro nel proporre un rifugio per il leader libico. Un portavoce del presidente Yoweri Museveni ha espresso ufficialmente a marzo la disponibilità del suo Paese a ospitarlo. Non mancano infine ipotesi più fantasione, come quella dell’Arabia Saudita, in virtù del fatto che ha ospitato l’ex presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali, o quella di Israele, alla luce delle presunte origini ebraiche del leader libico. La netta opposizione degli insorti, invece, porta per ora a escludere l’ipotesi di un esilio interno, ad esempio a Sirte.

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di Antonio Formisano
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