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Gheddafi pagò gli Usa per “ripulire” la sua immagine

Libia, si usano “scudi umani”. Onu: “Necessaria la tregua”

I ribelli: nuove esplosioni a Tripoli e Misurata

Libia, si usano “scudi umani”. Onu: “Necessaria la tregua”
07/04/2011, 12:04

MISURATA – Dalle Nazioni Unite arriva l’appello: cessate il fuoco a Misurata, per garantire così alla popolazione, stremata da settimane di assedio, l’assistenza. La situazione sul campo, infatti, è critica e come viene assicurato “c’è necessità di una tregua”, seppur temporanea, per permettere ai civili di mettersi al riparo. Non cessano i combattimenti in Libia, con le truppe fedeli al rais che mantengono le loro posizioni e continuano a detenere il controllo della regione petrolifera, a sud di Bengasi, dove i bombardamenti hanno interrotto la produzione di greggio che i ribelli avevano iniziato ad esportare.
Intanto a Napoli, dalla Nato, arriva il respingimento delle critiche dei ribelli. L’accusa degli insorti è di ritardo negli aiuti, che tra l’altro non sarebbero sufficienti a far sì che il popolo di Misurata non sia lasciato alla sua triste fine. La spiegazione dell’Alleanza, invece, è che lo svolgimento dei raid contro gli obiettivi militari di Gheddafi è diventato più difficile a causa “dell’utilizzo dei civili come scudi umani”, in particolare nella città di Misurata. “Stiamo operando in maniera chirurgica per evitare di colpire i civili usati come scudo”, ha infatti dichiarato il contrammiraglio Russ Harding, vicecomandante della “Operation Unified Protector” della Nato in Libia. Le critiche però non arrivano solo dai ribelli. Anche il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, dice la sua: “La situazione a Misurata non può durare”. La Francia ha poi annunciato che da oggi le navi da Bengasi potranno, nonostante la presenza della Marina di Gheddafi, rifornire Misurata, “perchè la coalizione impedirà qualsiasi azione di forza della Marina”.
Sul piano militare, gli scontri più intensi nelle ultime ore si sono registrati nei pressi di Brega, terminal petrolifero e porta di accesso verso Ajdabiya. I ribelli hanno inviato rinforzi e rifornimenti, mentre a Ajdabiya ex ufficiali dell’esercito, passati con gli insorti, cercano di impedire a combattenti non addestrati, soprattutto i più giovani, di muoversi verso il fronte. Al contempo vengono rafforzate le misure di sicurezza nella città, anche nel timore di infiltrazioni da parte di uomini di Gheddafi. Proprio le truppe fedeli al colonnello, dal canto loro, hanno bombardato un campo petrolifero a Ojla, a sud di Ajdabiya, ha riferito Al Jazira, aggiungendo che le truppe lealiste sono tornate a bombardare la strada costiera che porta al porto di Misurata e hanno tentato di attaccare i magazzini e i rifornimenti della città.

GHEDDAFI PAGO’ GLI USA PER “RIPULIRE” LA SUA IMMAGINE
Forti esplosioni si sono verificate a Tripoli, dove diversi aerei hanno cominciato a sorvolare la capitale. La replica al governo libico, che accusa la Gran Bretagna di bombardamenti sugli impianti petroliferi, arriva dai ribelli stessi. Ad attaccare i campi petroliferi nella Libia orientale sono le forze di Muammar Gheddafi e non quelle britanniche: è questa l’accusa di uno degli esponenti degli insorti. Intanto, stando a quanto riportato dalla televisione Cnn, il leader libico pagò somme ingenti a un’azienda di pubbliche relazioni degli Stati Uniti per far “ripulire” la sua immagine internazionale e presentarlo come statista e riformista. Citando dei rapporti relativi all’agenzia di consulenza ‘Monitor Group’ di Boston è emerso che la stessa agenzia fu ingaggiata nel 2006 da Gheddafi per portare avanti l’impresa: al ritmo di 3 milioni di dollari l’anno, più le spese, perchè la Monitor Group si era incaricata di promuovere incontri con analisti, ex deputati, uomini di governo, e di foraggiare visite illustri e altolocate in Libia. Eamonn Kelly, uno dei capi dell’agenzia di Boston, sta conducendo una indagine interna sulla vicenda ‘Monitor Group’, ma cerca di minimizzare: “Non abbiamo lavorato per Gheddafi, abbiamo lavorato per la Libia”, ha affermato. Un promemoria di un direttore di intelligence dell’agenzia per il 2007, comunque, sottolinea che la campagna è impegnata a “favorire una visione internazionale e apprezzante per la Libia, enfatizzare la crescita del nuovo Paese e introdurre Gheddafi come un pensatore e un intellettuale”.

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di Antonio Formisano
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