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Crimini contro l’umanità: prove evidenti di responsabilità

Libia: tre i mandati di cattura. Il primo per Gheddafi


Libia: tre i mandati di cattura. Il primo per Gheddafi
16/05/2011, 16:05

TRIPOLI - Il leader libico Muammar Gheddafi avrebbe ordinato personalmente gli attacchi contro civili inermi: in virtù di questo il procuratore capo della Corte penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha chiesto questa mattina di emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti del rais, di suo figlio Saif al Islam e nei confronti del capo dei servizi libici Abdullah al Senoussi. Tutti e tre gli uomini, infatti, sarebbero i maggiori responsabili dei crimini contro l’umanità che si stanno consumando in Libia. All’interno dell’inchiesta della Corte penale Internazionale, iniziata il 15 febbraio su richiesta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sono state raccolte evidenti prove, secondo le quali sarebbe dimostrato che tanto il colonnello, quanto il figlio e il cognato Senoussi si incontravano per pianificare e dirigere le operazioni di repressione da attuare contro la popolazione civile. “Il leader libico utilizza la sua autorità per commettere crimini e reprimere ogni tentativo di sfida al suo potere”, ha dichiarato a riguardo Moreno Ocampo. Sempre Moreno Ocampo ha parlato di prove “forti” e “dirette” contro Muammar Gheddafi e la sua cerchia ristretta. “Gran parte delle vittime sono libiche. Ma gli attacchi diffusi e sistematici hanno colpito la comunità internazionale nella sua interezza: i crimini sono crimini contro l’umanità” ha stabilito. Secondo Moreno Ocampo, la repressione in Libia viene organizzata da Gheddafi assieme al figlio Seif al Islam, descritto come “primo ministro di fatto” e al cognato al Senoussi, capo dell’intelligence, indicato come “l’esecutore”. Le forze di Gheddafi “attaccano i civili nelle loro case e in luoghi pubblici, sparano ai dimostranti con pallottole vere, usano armi pesanti contro chi partecipa a processioni funebri e piazzano cecchini per uccidere chi esce dalle moschee dopo la preghiera”, afferma il procuratore generale del Cpi.

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di Antonio Formisano
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