Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Il ministro del petrolio abbandona Gheddafi per il Cnt

Libia, Tripoli sul mandato di arresto del rais: “Incoerente”

Nuove esplosioni Nato nella città: due nella notte

Libia, Tripoli sul mandato di arresto del rais: “Incoerente”
17/05/2011, 10:05

TRIPOLI – La richiesta di arresto per crimini contro l’umanità, avanzata nei confronti di Muammar Gheddafi, del figlio e del cognato, per il governo di Tripoli è basata “su informazioni di stampa” e su “conclusioni incoerenti”. Ha farsi ambasciatore di tale pensiero è stato il portavoce dello stesso regime, Mussa Ibrahim, che ha anticipato come sia stata chiesta, invano, una commissione di inchiesta che potesse fare chiarezza su tali crimini. Per il portavoce del governo di Tripoli la Corte nell’adottare tale decisione si sarebbe basata solo ed esclusivamente sulle informazioni dei mass media dall’inizio della crisi libica, giungendo ad una conclusione incoerente e non corrispondente alla realtà.
Quella della richiesta di mandato di arresto però non è l’unica realtà con cui Muammar Gheddafi si ritrova a fare i conti. Allo stesso modo, infatti, il rais si ritrova dinanzi ad un’altra defezione dei suoi uomini: questa volta si tratta del ministro del Petrolio del regime Shokri Ghanem che, secondo quanto riferisce la tv satellitare “al-Arabiya”, avrebbe deciso di abbandonare il colonnello e di partire da Tripoli per passare con il Consiglio Nazionale di transizione degli insorti.
Intanto proseguono senza tregua i raid della coalizione. Un edificio dei servizi di sicurezza interna e la sede del ministero di Ispettorato e controllo popolare, organo di lotta contro la corruzione in Libia, sono stati visti in fiamme, questa mattina, dopo alcune incursioni aeree notturne della Nato a Tripoli. I due edifici sono situati su viale al Jumhuriya, una zona residenziale e amministrativa, in pieno centro, non lontana dalla residenza del colonnello Muammar Gheddafi a Bab al Aziziya. Poco prima due esplosioni erano state udite nella stessa zona. Il ministro dell’Ispettorato e controllo popolare, presente sul posto, ha tenuto conto di alcuni feriti fra i funzionari del suo ministero, senza tuttavia fornire cifre precise. Il portavoce del governo Mussa Ibrahim ha spiegato che i leader del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi hanno chiesto alla Nato di bombardare la sede del ministero per distruggere alcune prove del loro coinvolgimento in affari di corruzione. “Crediamo che la Nato sia stata indotta in errore (dai dirigenti del Cnt, ndr) al fine di distruggere alcuni dossier che provano il loro coinvolgimento in affari di corruzione”, ha infatti affermato il portavoce del regime.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©