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L'ambasciatore libico all'Onu:"E' un genocidio"

Libia: video choc, arsi vivi i soldati che non sparano sulla folla?

Esplosa la guerra civile, raid aereo sulla folla e 600 morti


Libia: video choc, arsi vivi i soldati che non sparano sulla folla?
21/02/2011, 21:02

IL VIDEO: MILITARI ARSI VIVI DALL'ESERCITO?
Avvertenza: le immagini contenute nel video allegato sono cruente e pertanto se ne sconsiglia la visione ad un pubblico impressionabile.
Nel 
video allegato si vedono chiaramente alcuni cadaveri carboninzzati avvolti in diversi teloni. Il titolo del filmato("Soldiers burned for allegedly refusing to shoot protesters") lascia intendere che quei corpi appartengono ad alcuni militari dell'esercito libico che si sono rifiutati di sparare sulla folla e, per questo, sono stati bruciati, forse addirittura da vivi, dai propri commilitoni. Un'ipotesi che, se verficata, testimonierebbe un avvenimento di gravità inaudita e l'obbligo d'intervento immediato da parte dell'Onu e dell'Unione Europea. 
Tuttavia, dalle immagini analizzate, risulta difficile stabilire con certezza a chi appartengono quei cadaveri carbonizzati e come siano stati ridotti in quello stato. L'unica fonte disponibile è difatti l'utente che ha postato il video su youtube e che la redazione di julienews ha contattato. In attesa di riscontri, ci sembrava comunque doveroso sottoporre all'attenzione dei nostri lettori queste immagini.

TRIPOLI - Un intero stato è sprofondato nel caos più totale. Con internet completamente oscurato ed il lavoro giornalistico reso quasi impossibile dalla repressione, il clima che si respira in Libia è di vera e propria guerra civile. Secondo Al-Jazeera, un raid aereo terminato solo poche ore fa avrebbe causato oltre 250 morti tra i manifestanti; facendo salire il conto delle vittime a 600 dall'inizio degli scontri.
Nessun paese africano o mediorientale ha conosciuto così tanta violenza in così breve tempo in seguito ai contingenti moti rivoluzionari. Nelle piazze cittadine i gruppi filo-governativi si scontrano duramente e spesso a colpi d'arma da fuoco con i contestatori che, dal canto loro, invitano giornalmente la popolazione ad unirsi alla protesta contro l'attuale classe dirigente.
Dopo le dimissioni degli ambasciatori libici in Cina, India e Lega Araba, arriva anche l'abbandono dell'incarico di ministro della Giustizia da parte di Mohamed Abud Al Jeleil. Nel caos, inoltre, continua a rendersi irreperebile Muammar Gheddafi. Secondo la tv araba, il leader che ha lasciato ai suoi figli la gestione della violenta repressione, si sarebbe rifugiato in Venezuela. Tuttavia, Chavez, non ha dato alcuna conferma a tal riguardo.
Intanto, a Tripoli come in diverse cittadine periferiche, le stesse forze dell'ordine si uniscono ai ribelli e si rendono protagoniste di saccheggi e rappresaglie. Sempre secondo Al-Jazeera, nella capitale alcuni militari si sono rifiutati di schierarsi in assetto anti-sommossa e si sono uniti ai manifestanti. Due piloti dell'aviazione libica hanno poi richiesto asilo politico a Malta per aver disobbedito ad un ordine impartito dal proprio comando militare. Proprio a causa delle enormi tensioni all'interno dell'esercito, diverse voci confermano la possibilità che il capo di stato maggionre, El Mahdi El Arabi, si decida a mettere in atto un colpo di stato contro Gheddafi nel disperato tentativo di ristabilire l'ordine nel paese.
I testimoni oculari raccontano che da località come al-Zawiya, pochi chilometri ad ovest di Tripoli, la polizia e le forze di sicurezza sono fuggite da circa 24 ore. Intere città sono quindi lasciate in balia dei ribelli e dei manifestanti pro-Gheddafi. Dai tetti i cecchini delle forze filo-governative continuano a sparare e ad uccidere i manifestanti; mentre negozi ed enti pubblici sono chiusi da domenica. Nel frattempo continuano i sanguinosi scontri tra fedelissimi del rais e militari golpisti, con alcuni testimoni che danno per morto  il comandante delle forze speciali Abdalla El Senoussi. 
In quella che si conferma una contestazione sempre più diffusa e difficile da contenere, anche gli islamici della Rete dei liberi ulema ha voltato le spalle al leader libico; defiendo "dovere divino di ciasciuno" la rivolta contro il suo regime

LE MINACCE DI SAIF AL-ISLAM
"Il nostro non è l'esercito tunisino o egiziano. Combatteremo fino all'ultimo uomo, all'ultimo proiettile". Così si è espresso in un messaggio lanciato dalla tv di stato Saif al-Islam; figlio di Gheddafi che durante il suo discorso ha anche promesso che avrebbe eliminato con la forza le "sacche di sedizione".

CONDANNA DELL'UE
Non è stato facile e sono state necessarie diverse ore di riunione ma, alla fine, tutti i ministri degli Esteri dell'Unione Euoropea che si sono incontrati a Bruxelles, hanno diramato un comunicato nel quale "condannano la repressione in corso contro i manifestanti in Libia, deplorano la violenza e la morte di civili" e sollecitano "la fine immediata dell'uso della forza". Dall'Ue, dunque, arriva la precisa e decisa richiesta al governo Libico di dare ascolto "alle legittime aspirazioni ed alle richieste del popolo per le riforme" affinchè "si risponda attraverso un dialogo guidato dai libici aperto, inclusivo, significativo e nazionale, che porti ad un futuro costruttivo per il Paese e per il popolo".

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di Germano Milite
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