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L'indipendenza del Kosovo, una rivoluzione silenziosa


L'indipendenza del Kosovo, una rivoluzione silenziosa
23/07/2010, 20:07

E' una notizia che è passata molto in secondo piano, non ne ha parlato quasi nessuno. Al massimo come una breve, da liquidare con due parole o due righe. Eppure non è una cosa da sottovalutare: la Corte Internazionale dell'Aja ha giudicato legittima la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, con la quale si è staccato dalla Serbia e si è dato un proprio Parlamento, un proprio Presidente e un proprio ordinamento. Per capire la situazione, bisogna prima ricordare che il Kosovo è una enclave albanese in territorio serbo. L'odio tra queste due popolazioni risale a secoli e secoli fa (chi parla del 1500, chi addirittura del 1200) e dura ancora oggi. Nel febbraio del 2007, dopo una serie di avvertimenti e minacce reciproche, il parlamento autonominato del Kosovo annunciò l'indipendenza; ed in breve 69 Paesi (quasi tutti del mondo occidentale) riconobbero il Kosovo come Stato indipendente. CI furono scontri e manifestazioni a Belgrado come sul confine tra Serbia e Kosovo, come ci furono anche morti e feriti, ma in breve la situazione si è più o meno sistemata. Almeno diciamo che non c'è un eccessivo pericolo.
L'importanza del riconoscimento della Corte Internazionale dell'Aja è in quello che può succedere adesso. Nel mondo ci sono numerose regioni che hanno indipendenza - formale o di fatto - ma vogliono staccarsi dal Paese di riferimento. In Spagna c'è la regione basca e la Catalogna; in Israele ci sono Gaza e la Cisgiordania; in Russia la Cecenia; in Cina il Tibet. E si potrebbe continuare a lungo. Volendo fare una battuta umoristica, potremmo anche dire che in Italia c'è la Padania, ammesso che qualcuno riesca a dare confini reali a questa zona, reale quando Topolinia. Il punto è che le regioni che chiedono l'indipendenza, domani potrebbero fare la loro dichiarazione e staccarsi. E l'Onu, seguendo la sentenza della Corte Internazionale, dovrebbe difenderle, come ha fatto col Kosovo. QUalcuno si immagina i caschi blu usati contro Israele? O contro la CIna? O contro la Russia? Lasciamo stare la Spagna, che magari può giungere ad un accordo. Ma negli altri non c'è alcun concetto di pace o di accordo, gli altri reagirebbero moltiplicando le stragi di civili, in Palestina, in Cecenia o in Tibet. E si tratta di Paesi che non hanno mai rispettato alcuna risoluzione Onu. Ma noi, se fossimo dei paesi civili, dovremmo intervenire a loro difesa. Il diritto dei palestinesi, dei tibetani, dei ceceni a vivere liberi dovrebbe essere difeso, dalla Nato e dall'Onu. Ma se uno guarda cosa succede veramente, leggendo la frase di prima, può solo mettersi a ridere. Una risata molto amara

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di Antonio Rispoli
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