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Ancora un mistero il futuro slogan del presidente americano

Lo staff di Obama in cerca del successore di "Yes we can"

Da "Yes we can" a “Winning the future” come cambia la storia

Lo staff di Obama in cerca del successore di 'Yes we can'
08/04/2012, 20:04

WASHINGTON - Barack Obama 2.0, un marchio in cerca di uno “slogan”. Tutti ricordano “Yes we can”, che accanto a «Hope» e «Change» furono le parole d'ordine della marcia trionfale del 2008. Ma finora nessuno sa quale sarà la nuova formula magica per la vincere la sfida della rielezione. Nell'ultimo anno, la Casa Bianca ha tastato il terreno proponendo a turno alcune frasi nel corso dei mesi. Come “Winning the future”, “We can't wait”, “An America Built to last”, “An economy built to last” e “A fair shot”. Ma averne alternate così tante è un chiaro messaggio che lo staff obamiano non ha ancora trovato la frase giusta. Del resto sono scelte cruciali. Ed è chiaro che le difficoltà nel pescare lo slogan giusto riflette i problemi che Obama ha ancora di fronte nel definire perfettamente il suo messaggio per conquistare il secondo mandato. Tuttavia, il tempo stringe. Come ricorda Bruce Newman, uno storico consulente di Bill Clinton, ad esempio Ronald Reagan, già nel maggio 1984 lanciò quel “It's morning again in America”, che ripeté ossessivamente sino alla vittoria alle successive elezioni. «Gli slogan che hanno più effetto sono quelli che partono prima», conferma Michael Goldman, un altro consulente democratico. Del resto, com'è emerso di recente, Obama per primo non apprezza per nulla gli slogan ultra-sintetici. Nel libro di David Plouffe – “The audacity to win” - si racconta che Barack all'inizio bocciò la frase «Change we can believe in», creata da David Axelrod. «Veramente pensate che vada bene? Ma non dice nulla dei problemi», disse l'allora candidato. Poi però si convinse e anche grazie a quella frase così efficace conquistò la Casa Bianca. Ora bisogna trovarne una che abbia la stessa fortuna. Centinaia di esperti sono al lavoro, organizzando focus e brainstorming. E tra un po’ si conoscerà l'erede di “Yes we can”, versione 2012.

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di Valerio Esca
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