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Il mea culpa:"Abbiamo commesso tanti errori"

L'Onu denuncia: in Congo 500 stupri di massa da luglio


L'Onu denuncia: in Congo 500 stupri di massa da luglio
08/09/2010, 18:09

NAPOLI - All'interno della disastrata a virulenta parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, le forze dell'Onu hanno tentato a più riprese di avviare alcune operazioni atte a contrastare l'impianto anarchico e violento che, negli ultimi tempi, ha favorito un numero allarmante di stupri di massa ai danni delle donne autoctone.
In un discorso al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale aggiunto presso il Dipartimento Onu per le operazioni di pace (Dpko), Atul Khare, ha presentato l'operazione "Shop Windows". L'obiettivo è quello di fornire protezione ai civili attraverso un contingente di 750 uomini affiancanti anche da eliccoteri e, al contempo, aiutare le autorità locali ad individuare e porre in arresto i criminali che hanno adoperato violenze di ogni tipo nei confronti di 242 civili (tra i quali diversi bambini) tra il 30 luglio ed il due agosto scorso.
Ma l'operazione, dati i circa 500 stupri di massa registrati negli ultimi mesi, è stato oggetto di dure critiche. Critiche che Khare ha accettato in buona parte, ammettendo infatti che, l'Onu, ha commesso "molti errori"; permettendo così un "inaccettabile brutalizzazione della popolazione dei villaggi nell’area". Per tale ragione, ha intimato il segretario,  "dobbiamo fare meglio". Al contempo, Khare, ha però invitato le autorità locali ed internazionali a prendere seri provvedimenti (sottoforma di sanzioni) nei confronti dei militanti Fdlr. Del gruppo, difatti, fanno parte le forze democratiche per la liberazione del Ruanda composte da combattenti di etnia Hutu che sono responsabili del genocidio del 1994.
Come riportato anche dal "Velino", inoltre, il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato anche il parere di Margot Wallström; rappresentante speciale del segretario generale sulla Violenza sessuale che si è rivolta all'Onu ed alla comunità internazionale senza mezzi termini e richiedendo uno slancio di trasparenza e responsabilità per garantire condizioni di vita più dignitose alle popolazioni meno fortunate come quelle del Congo.
"Dobbiamo apertamente fare i conti col fatto che siamo stati troppo lenti a rispondere alla luce delle informazioni disponibili – ha dunqe ammesso Wallstrom -. Dovremmo analizzare la risposta dell’ONU, e delle sue forze sul terreno, non per recriminare, ma piuttosto con l’intento di fare meglio infuturoper tutelare i civili in una delle più complesse e vaste zone di conflitto del mondo".

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di Germano Milite
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