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Preoccupante ascesa di un preferito di Obama

Lula uomo dell'anno 2009 secondo Le Monde


Lula uomo dell'anno 2009 secondo Le Monde
25/12/2009, 12:12

"This is my man" Questo è il mio uomo, la storica frase che pronunciò Barak Obama per presentare il presidente del Brasile Lula in occasione del G8 dell'Aquila di questo anno. Il gigante americano, saturo nell'economia e logorato nella gestione delle risorse naturali e minerarie strizzò l'occhio al Brasile: terra sudamericana che nella propria bandiera cita "Ordine e Progresso" senza però dar conto allo stile di vita di milioni di cittadini verdeoro immersi nella povertà e concentrati a ballare samba ed a giocare a Calcio sulle spiagge che hanno sfornato i migliori calciatori del mondo. Secondo il quotidiano francese Le Monde è lui il personaggio dell'anno che sta per finire.

Un paese che da debitore è divenuto creditore del Fondo Monetario Internazionale, dove già si respira un'aria futurista nel campo socioeconomico contraddistinta da una forbice spessa tra i ricchi, super ricchi per l'esattezza, e poveri dove c'è chi ha tutto e chi invece si accontenta della Samba e del Calcio. L'unica nazione grande quanto un continente che al pari della Russia ha tutte le risorse in casa e le regala e svende ad i migliori offerenti Europei ed Americani che non arricchiscono di certo le casse dei cittadini o dello stato, ma delle multinazionali che a fine mese pagano il "Pizzo" ai membri di un tessuto politico corrotto che si trovano a gestire un pozzo senza fine di risorse naturali e minerarie.

Il Brasile è come una Ferrari, ma è l'unico paese che, a dispetto di Russia, Cina ed Iran, non pesa bene le sue capacità nel poter sovrastare il mercato mondiale in molti dei segmenti industriali che oggi vedono in loco investitori stranieri e non brasiliani protagonisti di una riscossa economica che sta cambiando la geografia politica del mondo. Uomo dell'anno o spaccone dell'anno? Il modo di fare politica del presidente brasiliano non è per nulla distante da quello di un Barak Obama che non ha avuto molti meriti se non quello del premio Nobel per la Pace per la sua volontà nel continuare le due guerre intraprese dal suo ignobile predecessore George W. Bush. Ma i cittadini brasiliani lo adorano, perchè non hanno mai avuto nessuno che li ha rappresentati, portati in alto come il loro attuale presidente. Adesso che il Brasile è creditore dell'FMI, gode di una sua agenzia spaziale, sta utilizzando al meglio le risorse petrolifere e minerarie, sta implementando centrali elettriche di ultima generazione sia idroelettriche che nucleari, Lula pare stia avviando una politica a difesa dell'ambiente e dell'uguaglianza sociale proprio come il suo compagno venezuelano Chavez che, a differenza del presidente brasiliano, non lascia alle multinazionali straniere la possibilità di poter  prendere a basso costo le risorse di un paese da milioni e milioni di abitanti.

Ma per il presidente del Brasile ci sono anche aspetti positivi che non vanno trascurati. La nazione verdeoro è una delle poche che si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra e lo fa già installando sulle automobili che circolano per le strade motori che impiegano l'olio combustibile invece dell'inquinante benzina verde. E' riuscito a portare la coppa del mondo di Calcio nella sua nazione in occasione dell'evento del 2016 dove dovrà far trovare a milioni di turisti un Brasile sviluppato al meglio, al pari delle nazioni europee. Un sindacalista che strizza l'occhio all'america capitalista è di quanto più pericoloso ci possa essere alla guida di un paese, speriamo che il Le Monde abbia ragione e che l'unica nazione genuina, ricca di risorse naturali rimasta al mondo non imploda nella solita bolla speculativa. Dove c'è l'America c'è crisi, anche i ricconi arabi lo sanno. Dubai docet.


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di Livio Varriale
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