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L’umanità dei clandestini in Usa


L’umanità dei clandestini in Usa
29/08/2011, 10:08

Il personale dell’ospedale lo considerò un trattamento barbarico. Juana Villegas era incinta di nove mesi ed i poliziotti che la avevano arrestato la incatenarono al letto dell’ospedale in Tennessee ammanettandola alla caviglia ed al polso durante il travaglio. Dopo la nascita del bambino fu incatenata nuovamente per sei ore dopo il parto.
Villegas era una clandestina la quale era stata fermata dalla polizia. Guidava senza patente e fu arrestata a Nashville mentre ritornava dal medico, incinta di nove mesi. In seguito fu mandata a un centro di detenzione dove due giorni dopo incominciarono le sue doglie.
Per il suo trattamento barbarico e la violazione dei suoi diritti civili una corte del Tennessee le ha dato 200.000 dollari di risarcimento. Inoltre, il suo avvocato farà domanda per un visto che le permetterebbe di rimanere negli Stati Uniti per tre anni.
La storia della Villegas include un punto bassissimo della giustizia americana ma anche l’altro aspetto che garantisce diritti umani anche ai clandestini. Essere nel Paese illegalmente non vuol dire che si perde l’umanità.
In effetti, la residenza illegale va al di là di una questione in bianco e nero; si tratta di una situazione molto complessa. Ecco perché l’amministrazione del presidente Barack Obama ha deciso che esaminerà i casi dei clandestini che hanno commesso crimini seri lasciando da parte gli altri che non presentano pericolo alcuno alla società. La Ice (Immigration and Customs Enforcement), il dipartimento dell’immigrazione, si concentrerà sui trafficanti di droga ed i criminali seri per deportarli mentre lascerà da parte gli incensurati. Significa che almeno 300.000 immigrati sono temporaneamente salvi.
In parte di tratta di una decisione di risorse. Dato il limitato personale sarebbe impossibile ispezionare i casi di questi 300.000 clandestini. Ma c’è anche l’aspetto umano che la decisione amministrativa vuole anche suggerire. Coloro i quali non causano problemi e contribuiscono alla società mediante il loro lavoro potranno restare più o meno tranquillamente.
No, grida la destra. Si tratta di una decisione che equivale “all’anticamera dell’amnistia”. Tutti i clandestini dovrebbero essere deportati non solo i 300.000 in discussione ma anche gli altri che si stimano a undici milioni.
Ovviamente la deportazione di tutte queste persone senza documenti di residenza legale sarebbe impossibile in parte per l’influenza all’economia americana ma anche perché molti di questi clandestini hanno già stabilito legami e persino radici con americani.
La Villegas, per esempio, ha adesso due figli cittadini americani. Si potrebbe deportare lei e due dei suoi figli mentre i due cittadini americani rimarrebbero negli Usa? Come si separa una famiglia?
Risolvere permanentemente il dilemma degli undici milioni di clandestini negli Stati Uniti è una questione del governo federale. Il Congresso ci aveva provato alcuni anni fa durante la presidenza di George Bush ma il Partito Repubblicano è riuscito a bloccare il disegno di legge.
Ci aveva provato in modo parziale la Camera dei rappresentanti l’anno scorso con il Dream Act (Atto di sogno) che voleva solo offrire la legalizzazione ai giovani clandestini portati da bambini illegalmente in America dai loro genitori. Questi giovani sono a tutti gli effetti cresciuti negli Stati Uniti e conoscono poco o niente del Paese di origine dei loro genitori. Il Dream Act era stato sponsorizzato dieci anni fa da Orrin Hatch, senatore repubblicano del Utah. Questa volta però Hatch non lo ha appoggiato e pochi voti repubblicani al Senato sono stati sufficienti per bloccarlo.
Con la conquista repubblicana della Camera il novembre scorso le speranze di una legge federale sull’immigrazione sono infatti svanite.
L’unica opportunità per Obama di spingere per risolvere la tragica situazione dei clandestini è di fare qualche passo usando il potere esecutivo che ovviamente ha i suoi limiti. C’è poi la giustizia americana che nonostante la precaria situazione dei clandestini limita l’azione delle forze dell’ordine ricordando loro che in America essere clandestino non vuol dire perdere l’umanità.

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di Redazione
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