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Versione "light" della legge, senza pena di morte

Marò, chiesta legge antiterrorismo. E intanto ancora un rinvio


Marò, chiesta legge antiterrorismo. E intanto ancora un rinvio
10/02/2014, 09:53

NEW DEHLI - Ancora un rinvio, l'ennesimo, nella tormentata vicenda dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Si aspettava per oggi una decisione, con il ministro della Difesa Mauro che è giunto oggi a New Delhi, ma la Corte Suprema ha rinviato tutto a martedì 18 febbraio.

Nell'udienza odierna alla Corte suprema di New Delhi sulla vicenda dei marò, il giudice Chauhun ha ascoltato la pubblica accusa, che ha confermato la richiesta dell'applicazione nella vicenda della legge per la repressione della pirateria (Sua act), e la categorica opposizione ad essa da parte dell'avvocato della difesa italiana Mukul Roahtgi. A questo punto il giudice ha detto: "Capisco che di fronte a questa situazione sono io che devo decidere", e ha rinviato per questo l'udienza al prossimo 18 febbraio.

Dopo questa richiesta da parte dell'accusa, dure le reazioni da parte del governo italiano. Attraverso una nota Palazzo Chigi ritiene il capo d'imputazione presentato in India dall'Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due marò sulla base della legge antipirateria (Sua), "assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l'incidente a un atto di terrorismo. L'Italia non è un Paese terrorista". Il Governo italiano chiede a gran voce che la Corte Suprema "decida di portare il caso nella sua corretta dimensione" in linea "con la sentenza del 18 gennaio" della stessa Corte "che ha escluso la Sua", la legge antipirateria e annuncia che "si riserva di assumere ogni iniziativa".

In ogni caso, sembra che il ministero dell'Interno potrebbe ufficializzare la volontà, anticipata da un portavoce, di usare una versione "light" della Legge anti-pirateria (Sua Act), senza l'articolo che prevede la pena di morte per chi uccide "in modo illegale o intenzionale" una persona su una nave indiana. Al suo posto la Procura si concentrerebbe su un altro articolo che genericamente parla di "violenze", mantenendo però lo stesso contesto di "azione terroristica".

La sensazione è che, comunque, serviranno almeno altre due o tre udienze per venire a capo, in un senso o in un altro, di questa intricata situazione.

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di Elisa Manacorda
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