Dal mondo / Asia

Commenta Stampa

Slitta decisione su applicazione legge anti-terrorismo

Marò: la corte suprema rinvia ancora udienza

Prossima udienza 24 febbraio

Marò: la corte suprema rinvia ancora udienza
18/02/2014, 09:41

ROMA  - La corte suprema indiana è tornata a riunirsi questa mattina per decidere se applicare o meno la contestata legge anti-terrorismo nei confronti di Massimiliano Girone e Salvatore Latorre, i due marò italiani trattenuti in India da ormai due anni ed ha deciso per un nuovo rinvio, fissando la nuova udienza per lunedì prossimo, 24 febbraio, alle 18.30 ora italiana.

"A fronte dell'ulteriore, inaccettabile rinvio deliberato questa mattina dalla Corte Suprema indiana dell'esame del caso dei Fucilieri di Marina Latorre e Girone e della manifesta incapacità indiana di gestire la vicenda - ha dichiarato il ministro degli Esteri Emma Bonino -, l'Italia proseguirà e intensificherà il suo impegno per il riconoscimento dei propri diritti di Stato sovrano in conformità con il diritto internazionale. L'obiettivo principale dell'Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due Fucilieri".

La Bonino ha poi annunciato che "il governo italiano ha disposto l'immediato richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini".

Critica anche la stampa indiana che nei giorni scorsi ha scritto che il governo di New Delhi, messo nell'angolo dalla sollevazione generale, sarebbe pronto a rinunciare al “Sua Act” (legge anti-terrorismo), preferendo far ricorso al Codice Penale indiano. L'inviato speciale, Staffan De Mistura, domenica, ha assicurato che il cambio della guardia al Palazzo Chigi non cambierà la futura strategia del governo. L'Italia, che vuole processare i marò in patria perché l'incidente è avvenuto in acque internazionali, sta esplorando anche altre vie d'uscita, prima di tutto l'arbitrato obbligatorio internazionale.

Una Nota Verbale della Farnesina, primo passo formale della prassi diplomatica per chiedere un arbitrato che metterebbe fine alla diatriba giudiziaria, è già stato fatto: è il primo tassello di un percorso che potrebbe portare le due parti (non necessariamente concordi) ad affidarsi a un “collegio di arbitri” (che giudicherebbe però non sul merito, ma sulla giurisdizione).

Commenta Stampa
di Rosario Scavetta
Riproduzione riservata ©