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Marò, la settimana della verità

Marò, l'India rinuncia alla pena di morte


Marò, l'India rinuncia alla pena di morte
03/02/2014, 16:06

NEW DELHI - Era attesa per oggi la decisione finale, invece si dovrà aspettare ancora. Non più di una settimana, però, e la questione dei Marò italiani avrà una soluzione. Il giudice della Corte Suprema Bs Chauhan ha rinviato, infatti, a lunedì prossimo l'udienza del processo a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ma ha posto alla pubblica accusa un limite temporale non prorogabile per stabilire la modalità di incriminazione.

Questa mattina la sessione era iniziata alle 10,30 (le 6 italiane), ma è stata subito rinviata al 10 febbraio. Il presidente della Corte ha preso la decisione dopo aver ascoltato le ragioni del ricorso italiano, finalizzato a costringere le autorità indiane a formulare finalmente i capi d'imputazione nei confronti dei due fucilieri della Marina per la morte dei due pescatori nel febbraio 2012. 

Presenti in aula l'inviato del governo Staffan De Mistura e l'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini. Intercettato da alcuni cronisti, De Mistura ha dichiarato: "Abbiamo chiesto alla Corte che, di fronte all'indecisione della pubblica accusa, i marò siano autorizzati a tornare in Italia. E questa richiesta la ripeteremo con forza anche lunedì prossimo indipendentemente dall'esito dell'udienza. La Pubblica accusa non può più giocare con i tempi. Abbiamo ricordato tramite il nostro avvocato che ci sono stati 25 rinvii giudiziari senza un pezzo di carta. Prima l'unica linea rossa era il non utilizzo del Sua Act. Ora lo sono diventati anche i ritardi".

La notizia migliore è quella che arriva da alcune fonti dell'Ansa: il governo indiano avrebbe deciso di rinunciare alla Sua Act, la legge anti-terrorismo che potrebbe comportare la pena di morte.

Sulla vicenda è intervenuto da Doha anche il presidente del Consiglio Enrico Letta: "Non si può continuare così: sono due anni che aspettiamo e non c'è più tempo per ulteriori rinvii. In questa settimana l'India metta le carte sul tavolo. Per noi è un affare molto serio". "Quello che ha deciso oggi la Corte suprema indiana è importante - ha aggiunto il premier - una settimana è importante per la parte indiana per mettere le carte sul tavolo: aspettiamo e speriamo sia quella finale. E' impossibile che in due anni non si sia fatto nulla".

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di Elisa Manacorda
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