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MCCAIN: L’AMBIZIONE PRIMA DEL PAESE


MCCAIN: L’AMBIZIONE PRIMA DEL PAESE
14/10/2008, 08:10

“No, signora, no signora. È un onesto padre di famiglia, un cittadino americano con il quale io sono in disaccordo su questioni fondamentali”. Ecco come John McCain, il candidato repubblicano alla presidenza, ha reagito al suggerimento di una sua sostenitrice che aveva messo in dubbio la cittadinanza di Barack Obama. In un caso simile, il candidato repubblicano ha rassicurato un altro sostenitore che non dovrebbe avere “paura” se Obama dovesse divenire presidente.
         McCain ha cercato di calmare le acque ma la sua campagna ha sotto molti aspetti causato queste reazioni. Secondo uno studio della University of Wisconsin a Madison quasi tutti gli annunci di McCain per un’intera settimana si sono basati su attacchi personali al carattere di Obama (quelli di Obama sono del 34%).
         In parte questi attacchi sono statti sferrati da McCain stesso  ma anche dalla sua vice, Sarah Palin, e naturalmente dai suoi assistenti e collaboratori. In uno dei suoi comizi il candidato repubblicano ha detto che Obama ha mentito sui suoi rapporti con William Ayers. Come si sa, Ayers era un radicale del  gruppo Weather Underground negli anni 60 ma adesso è professore di pedagogia alla University of Chicago. Obama e Ayers facevano parte di una commissione in un gruppo caritatevole ma i loro rapporti non sono stati né sono stretti. In una lettera al New York Times, per esempio,  William C. Ibershof, l’avvocato del governo che ha condotto l’inchiesta contro il Weather Underground, ha affermato che non è possibile legare Obama “alle azioni di Ayers molti anni fa”.
         Ciò non importa in una campagna politica dove qualunque possibile legame negativo può diventare un’arma contro un avversario. Ecco dunque come si spiega  anche l’assalto della Palin ad Obama. La numero due di McCain ha detto in uno dei suoi comizi che Obama “è amico dei terroristi”.
         Anche il Republican National Committee ha messo in onda degli annunci televisivi che cercano di legare Obama alla politica corrotta della città di Chicago.
         Questo clima di politica di fango può essere pericoloso, secondo John Lewis, parlamentare democratico dello Stato della Georgia e rispettatissimo leader dei diritti civili.  Lewis ha paragonato l’atmosfera negativa della campagna di McCain a quella del segregazionista George Wallace, ex governatore dell’Alabama.
         Forse McCain ed i repubblicani  hanno esagerato dato che persino alcuni leaders del GOP come, William Milliken, l’ex governatore del Michigan, hanno criticato il tono della campagna di McCain.
         Perché usare il fango alle ricerca della vittoria? Tutto semplicemente perché la strategia negativa funziona. Un esempio lampante è ovviamente l’annuncio su Willie Horton di George Bush padre, nella campagna del 1988. Horton era un carcerato nello Stato del Massachusetts il quale  commise dei crimini orrendi una volta liberato mediante un indulto dell’allora governatore Mike Dukakis e avversario di Bush all’elezione. L’annuncio legò Dukakis a Horton quasi suggerendo che Dukakis avesse commesso i crimini.
         Nella storia più recente il Bush figlio fu responsabile di attacchi contro lo stesso McCain. Nelle primarie del 2000 l’attuale candidato repubblicano alla presidenza fu la vittima di insinuazioni di essere padre di un figlio di colore. E nell’elezione del 2004 gli annunci degli Swift Boat Veterans hanno allegato che il pluridecorato John Kerry non aveva meritato le sue medaglie ottenute nella guerra del Vietnam.
         I sondaggi nazionali come pure quelli degli Stati chiave considerati ancora in bilico non sono incoraggianti per McCain. Gli rimane dunque pochissimo tempo per cambiare la rotta. Gli attacchi negativi sono la sua ultima arma a disposizione.
         Chi è Barack Obama, ha chiesto Sarah Palin in un recente comizio? La stessa domanda si potrebbe fare nel conto di McCain. Nell’elezione del 2004 McCain fu uno dei pochi repubblicani a difendere John Kerry dalle accuse degli Swift Boat Veterans etichettando i loro annunci come “disonorevoli”. Il McCain del 2008 è un altro uomo. Nella sua campagna ha ripetuto ad nauseam che lui  mette “the country first” (il Paese prima di tutto).  Sembra invece che McCain abbia cambiato completamente ed ora mette la sua ambizione al primo posto. Una quasi inevitabile sconfitta il 4 novembre sarebbe schiacciante perché il candidato repubblicano perderebbe anche il suo onore.

 

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di Domenico Maceri
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