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Ognuno dice la sua, la Casa Bianca non trova linea comune

Misteri per sepoltura in mare e ruolo del Pakistan


Misteri per sepoltura in mare e ruolo del Pakistan
04/05/2011, 21:05

MILANO - Si infittisce quello che sarà ricordato, probabilmente come il mistero del secolo. I massimi vertici dell'amministrazione Usa non hanno trovato una linea comune, per usare un eufemismo, su almeno due punti chiave nella operazione che si è conclusa con le sepoltura in mare di Osama Bin Laden. Non si tratta di particolari che fanno parte del blitz, probabilmente destinati a restare oscuri, anche perché i testimoni diretti dell'operazione sono tenuti alla segretezza assoluta.  Si tratta di fatti di grande rilevanza avvenuti al di fuori della villa-fortezza di Abbottabad, e per questo sotto i riflettori dell'attenzione mediatica internazionale: il ruolo del Pakistan nell'operazione e la decisione di gettare in mare la salma di Osama. Su questi due punti la comunicazione ufficiale americana è entrata in corto circuito. Nel pomeriggio di lunedì 2 maggio, attorno alle 18 ora italiana, escono le prime dichiarazioni del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che parla chiaramente di un contributo pachistano per il successo della missione. «La collaborazione con il Pakistan ha aiutato gli americani a trovare il covo dove si nascondeva Bin Laden». La Clinton conclude dicendo che gli Stati Uniti continueranno a cercare la cooperazione contro il terrorismo con le altre nazioni, tra cui il Pakistan.
Meno di 24 ore dopo, verso le quattro del pomeriggio (ora italiana) di martedì 3 maggio il capo della Cia, Leon Panetta, comunica una versione esattamente opposta a quella della Clinton: riferisce che gli Stati Uniti non hanno avvertito il governo pachistano dell'imminente assalto al complesso dove viveva Osama Bin Laden, per evitare il rischio che il capo terrorista venisse avvertito. Il capo della Cia lo rivela in un'intervista al settimanale Time. «È stato deciso che qualunque tentativo di lavorare con i pachistani avrebbe messo in pericolo la missione» ha detto Panetta. Il numero uno della Cia ha affermato che Washington non si fida del suo alleato asiatico. I pachistani, ha ribadito Panetta, «avrebbero potuto mettere in allarme gli obiettivi». La sepoltura in mare altro mistero irrisolto. Nella mattina di lunedì 2 maggio. Secondo un funzionario Usa citato dalla Cnn il corpo di Osama Bin Laden è stato sepolto in mare, nelle acque settentrionali del Golfo Persico, dopo essere stato trattato secondo i criteri previsti dalla tradizione islamica. Secondo quanto riferisce il Pentagono, gli Stati Uniti hanno scelto di seppellire Bin Laden in mare entro 24 ore dal decesso, trasportato dalla portaerei americana Carl Winson, per seguire le tradizionali procedure islamiche. «La sepoltura in mare di Osama Bin Laden è stata compiuta nel rispetto delle regole islamiche» ha confermato poco dopo John Brennan, consigliere per la sicurezza interna del presidente Barack Obama, intervenendo in una conferenza stampa alla Casa Bianca. La sepoltura in mare del corpo del leader terrorista ucciso durante il raid «è stata ritenuta la cosa più appropriata da fare in quel momento», ha detto Brennan. «In accordo con i precetti islamici avevamo studiato la possibilità in anticipo. E abbiamo considerato tutti gli scenari. Alla fine si è deciso che il modo migliore di dargli una sepoltura islamica appropriata era quello». 
Nel giro di pochi minuti arrivano reazioni sdegnate da parte di studiosi islamici di tutto il mondo, che sostengono come la sepoltura in mare sia non solo in contrasto con la tradizione religiosa musulmana, ma ne rappresenti una violazione sacrilega. 
Nel corso della stessa giornata, le autorità Usa, abbandonano la motivazione religiosa per spiegare la sepoltura in mare e ne adottano un altra: nessun paese islamico, a cominciare da Pakistan e Arabia Saudita, si sono dichiarati disponibili ad accogliere e seppellire il corpo del leader di Al Qaeda. In qualunque luogo si fosse deciso di seppellire Bin Laden, secondo i timori dell'amministrazione Usa, quello sarebbe diventato meta del fanatismo religioso e ricettacolo del terrorismo islamico.
Il portavoce della Casa Bianca ieri ha citato la "nebbia di guerra" - frase suggerita da un giornalista - come motivo dell'iniziale informazione non corretta. "Gli americani si sono comportati come bin Laden: con slealtà e bassezza", ha detto Husayn al-Sawaf, drammaturgo 25enne, al Cairo. "Avrebbero dovuto processarlo in un tribunale. Per quanto riguarda la sua sepoltura, non è islamica. Avrebbe dovuto essere sepolto in terra". Ma non ci sono stati segnali di proteste di massa o reazioni violente sulle strade in Asia meridionale o Medio Oriente, dove i militanti islamici sembrano essere stati eclissati dai movimenti per la democrazia. Dal canto suo, il Pakistan è in imbarazzo, dice un importante giornale di Islamabad, nello spiegare come bin Laden abbia potuto vivere per cinque anni ad Abbottabad, cittadina poco a nord della capitale, sede di una guarnigione militare. Islamabad ha smentito con forza di aver dato rifugio a bin Laden. "C'è stato un fallimento dell'intelligence di tutto il mondo, non solo del Pakistan", ha detto ai giornalisti a Parigi il primo ministro Yusuf Raza Gilani. "(Se ci sono) ... mancanze da parte del Pakistan, significa che ci sono mancanze di tutto il mondo". Il Pakistan, pur accogliendo favorevolmente l'uccisione di bin Laden, ha espresso anche profonda preoccupazione per il raid, che ha definito una "azione unilaterale non autorizzata". La Cia ha detto di aver lasciato il Pakistan fuori dall'operazione temendo 

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di Valerio Esca
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