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"Idea complottista assurda"

Morte Chavez: Obama apre al dialogo e rigetta le accuse

L'America rende omaggio al "rivale" storico

Morte Chavez: Obama apre al dialogo e rigetta le accuse
06/03/2013, 18:23

NEW YORK - Chiamò George W. Bush “il diavolo”, facendosi il segno della croce sul podio dell'Assemblea generale dell'Onu, dove prima di lui era salito il presidente americano. E invitò a Caracas due dei più acerrimi nemici degli Stati Uniti, il rais libico Muammar Gheddafi e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, un vero e proprio schiaffo all'amministrazione Usa. Oggi però Washington rende omaggio al suo grande “rivale” sudamericano, Hugo Chavez, parlando di “tragedia” per la sua famiglia e i suoi sostenitori, e ribadendo di essere “pronta al dialogo” con le autorità venezuelane: “Gli Stati Uniti ribadiscono il loro interesse per la creazione di rapporti costruttivi”, auspica il presidente Barack Obama, che parla di “nuovo capitolo” che si apre. Ma la sua amministrazione respinge con forza le accuse di complotto che arrivano da Caracas, bollate dal Dipartimento di Stato americano come “assurde”. La preoccupazione della Casa Bianca per il futuro del Venezuela è tanta. Il Paese sudamericano che per quattordici anni è stato guidato da un solo uomo - scrive il Wall Street Journal - entra ora in una fase di incertezza che rende difficile immaginare quali nuovi equilibri si potranno creare nella regione. I rapporti mai facili con Chavez - che inseguiva il sogno di Simon Bolivar di un'America Latina unita e indipendente dalle potenze straniere, Usa in primis - potrebbero lasciare il posto a un rilancio dei negoziati con Caracas e con la nuova probabile leadership “moderata” di Nicolas Maduro. Almeno questa è la speranza della Casa Bianca e della diplomazia Usa, che adesso guardano tuttavia con apprensione alle prossime elezioni. I segnali che in queste ore giungono dalla capitale venezuelana non fanno del resto presagire al momento nulla di buono. Accusare gli Stati Uniti di aver “avvelenato Chavez come fu per Arafat”, provocandogli il cancro, non aiutano a stemperare le tensioni. Anzi, le alimentano. “Dire che gli Stati Uniti sono implicati in qualunque maniera nella morte del presidente Chavez significa fare accuse assurde che respingiamo con forza”, ha sottolineato un portavoce del Dipartimento di Stato, parlando poco prima che si diffondesse la notizia della morte del leader venezuelano. L'auspicio del presidente Obama, dopo la conferma della fine dell'epigono venezuelano di Fidel Castro, è che la scomparsa di Chavez non inneschi in effetti un’escalation nei rapporti tra Caracas e Washington, ma apra alla fine uno spiraglio verso una stagione di cooperazione sul fronte della lotta al terrorismo e al traffico di droga. E anche in campo commerciale. Ma, certo, è ancora presto per dirlo.

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di Valerio Esca
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