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Arabia Saudita: Chiunque si ribella sarà colpito

Nuovi aiuti miliardari in cambio della fine della rivolta

Yemen: 30 morti e cento feriti

Nuovi aiuti miliardari in cambio della fine della rivolta
18/03/2011, 15:03

ARABIA SAUDITA - Il re saudita Abdullh ha promesso nuovi aiuti miliardari per la popolazione. Lo ha fatto in una delle sue ultime apparizioni televisive dove il sovrano ha preannunciato, per far calmare la furia della folla, una serie di decreti badando bene ad esaudire quelle che sono le richieste più frequenti e più allettanti per i cittadini. Stiamo parlando dell'anticipo di due mensilità ai dipendenti pubblici e l'innalzamento del salario minimo a tremila riyal al mese (600 euro).  Nuovi sussidi ai disoccupati, prestiti per gli alloggi, costruzione di 500 mila nuove case, creazione di 60 mila nuovi posti di lavoro nella sicurezza, finanziamenti per il welfare, ed ancora l'istituzione di un ente contro la corruzione. Ovviamente questo solo in seguito alla cessazione immediata della rivolta, in caso contrario il re saudita ha minacciato di agire con armi da fuori, senza risparmiare nessuno, esattamente come è avvenuto a Qatif, nell'est, dove lo stesso aveva già avvertito che chiunque avesse messo a rischio la sicurezza e la stabilità del paese sarebbe stato «colpito».
Non è la prima volta che Abdullah fa promesse per calmare gli animi sociali. Il mese scorso si era parlato di un pacchetto di 37 miliardi di dollari, importo che oggi dovrebbe salire di molto. Sono previsti 66,7 miliardi nel settore dell’edilizia, cifra che potrebbe anche salire dato che a differenza degli altri paesi, l’Arabia Esaudita non avrebbe nessun problema per risolvere il problema della disoccupazione.
Nel frattempo la situazione si fa sempre più critica nello Yemen dove oltre 30 persone sono morte e altre cento sono rimaste ferite. È successo durante il corso di una manifestazione di protesta contro il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh a Sanaa. E' dal 21 febbraio che la piazza è occupata da manifestanti ed ad aprire il fuoco non sono state solo le forze dell’ordine ma anche dei partigiani del regime che, come dimostra l’analisi del medico, hanno sparato per uccidere. Colpi alla testa e al collo ne sono la prova.

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di Alessia Tritone
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