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Non ci sono morti né feriti, ma la tensione resta alta

Nuovi colpi di artiglieria tra Siria e Turchia.

Ahmet Davutoglu: "Faruk al Shareh al posto di Assad"

Nuovi colpi di artiglieria tra Siria e Turchia.
07/10/2012, 19:12

ANKARA (TURCHIA) - Non accennano a fermarsi le reazioni delle forze armate turche e siriane. Cinque proiettili di mortaio sparato dalla Siria è caduto nel villaggio turco di Akcakale, località al confine dove mercoledì scorso sono stati uccisi 5 civili. Questa volta non ci sono stati né vittime né feriti, i proiettili sono finiti nel giardino di un edificio pubblico senza provocare gravi conseguenze, ma la tensione resta alta. L'attacco di mercoledì scorso provocò l'immediata reazione delle forze armate di Ankara. Anche questa volta l'esercito turco ha risposto con colpi di artiglieria al mortaio siriano. Lo ha riferito l'agenzia stampa turca Dogan News. Ormai, da mercoledì Ankara risponde colpo su colpo a ogni proiettile proveniente dalla Siria che finisce sul territorio turco. Secondo quanto riferito dai media locali, il colpo sparato oggi è caduto vicino a un'azienda agricola del Turkish Grain Board, a diverse centinaia di metir dal centro della città di confine Akcakale. L'azienda era stata evacuata dalle autorità in via precauzionale. Non si ha notizie dei colpi di artiglieria esplosi dalla Turchia e finiti nel territorio siriano.
Agli organi di stampa turchi ha parlato il capo della diplomazia Ahmet Davutoglu: "Il vicepresidente siriano Faruk al Shareh è un uomo ragionevole che non si è macchiato le mani di sangue e potrebbe sostituire Bashar Assad alla guida di un governo di transizione in Siria. Non ha preso parte ai massacri nel Paese e non c'è nessuno che conosca il sistema siriano meglio di lui. Inoltre, l'opposizione sarebbe disposta ad accettare al Shareh, personalità sunnita di maggior prestigio nell'ambito del regime alawita di Assad. Lo stesso ministro degli Esteri turco Davutoglu, qualche giorno fa, aveva dichiarato: "D'ora in poi ogni volta che saremo attaccati risponderemo". Mentre il ministro per l'Economia turco Zafer Caglayan aveva avanzato l'ipotesi che alla base di questi attacchi si intravede un regime siriano che sta vivendo "i suoi ultimi istanti e non ha più ossigeno".

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di Emanuele De Lucia
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