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Rivolte in Siria, Bahrain e Giordania

Nuovo messaggio audio di Gheddafi, ancora caos in Yemen

Altissima la tensione in Medio Oriente

Nuovo messaggio audio di Gheddafi, ancora caos in Yemen
20/09/2011, 20:09

Il punto sul Medio Oriente:

LIBIA.
Torna a far sentire la sua voce il colonnello Muammar Gheddafi. «In Libia l'unico potere legittimo è quello dei comitati popolari, qualsiasi altra forma di governo è illegale», ha affermato in un nuovo messaggio audio, trasmesso dalla tv 'al-Raì che ha sede in Siria. «Tutto quanto è accaduto in Libia è legato ai raid aerei della Nato che non dureranno. Sarà difficile per loro fare fuori il mio regime che rappresenta milioni di persone», ha aggiunto. Secondo il quotidiano arabo 'al-Sharq al-Awsat', il colonnello libico Muammar Gheddafi si troverebbe ancora in Libia e sarebbe nascosto nella città meridionale di Sebha, 750 chilometri a sud di Tripoli. Proprio a Sebha oggi si è registrata una notevole avanzata dei ribelli, che invece, si sono ritirati da Bani Walid, una delle ultime roccaforti di Gheddafi, fermandosi a sei chilometri di distanza dalla città. Intanto gli insorti hanno registrato un altro importante successo politico, ottenendo il riconoscimento formale da parte dell'Unione Africana. Dall'inizio della crisi libica l'Ua si era sempre pronunciata contro l'intervento militare della Nato e non aveva mai condannato Muammar Gheddafi, tra i principali finanziatori dell'organizzazione.

YEMEN. È sempre più nel caos il paese guidato dal presidente Ali Abdullah Saleh. Almeno 11 persone sono rimaste uccise oggi in quello che è stato il terzo giorno consecutivo di violenti scontri tra oppositori del governo e forze di sicurezza a Sana. La situazione è grave al punto che il vice presidente yemenita, Abdel Rabbo Mansur Hadi, ha fatto appello per un cessate il fuoco. Da tre giorni si è riacceso in Yemen lo scontro tra sostenitori e oppositori del presidente Saleh, ancora in Arabia Saudita dove è stato ricoverato a giugno dopo essere rimasto ferito in un attacco a Sana. Nelle violenze delle ultime 72 ore sono morte almeno 60 persone, tra cui quattro bambini, come ha denunciato il portavoce dell'Unicef, Marixie Mercado, secondo cui nelle violenze sono rimasti feriti anche 18 minori. 

SIRIA. Tre persone sono rimaste uccise in un blitz delle forze di sicurezza siriane nella zona di al-Kiswa, a sud della capitale Damasco. Lo hanno riferito gli attivisti del Comitato di Coordinamento Locale, mentre altre fonti riferiscono di 8 morti oggi a causa della repressione dei reparti filogovernativi. Secondo gli organi di stampa del governo, due agenti sono morti in due diversi attacchi condotti da non meglio identificate «bande armate» a Homs, nella Siria centrale, e nella regione settentrionale di Jabal al-Zawiya. Sono, inoltre, almeno 200 le persone arrestate nella periferia di Damasco ad al-Kiswa. Lo ha riferito l'attivista Nur Ugli, secondo cui «dalle prime ore di stamattina l'esercito ha assediato la periferia di al-Kiswa utilizzando l'artiglieria pesante per fermare i manifestanti. L'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, infine, ha annunciato che nel pomeriggio «è stato disinnescato un ordigno esplosivo collocato lungo l'oleodotto che si collega con la raffineria di petrolio di Homs». 

BAHRAIN. Venerdì e sabato si rischia un nuovo «bagno di sangue» in Bahrain. A lanciare l'allarme è il 'Movimento per la Libertà del Bahrain', un gruppo di attivisti pro-democrazia che guarda con timore alla manifestazione antigovernativa annunciata dall'opposizione e che si terrà nel fine settimana in piazza della Perla, a Manama, uno dei luoghi simbolo della rivolta contro la famiglia reale sunnita degli al-Khalifa. Secondo gli attivisti, le forze di sicurezza potrebbero reprimere la protesta così come accaduto a marzo, quando la rivolta degli sciiti fu stroncata grazie anche all'aiuto al governo di Manama fornito da militari sauditi e di altri paesi del Golfo.

GIORDANIA. Il primo ministro giordano Marouf Bakhit ha spiegato oggi di aver licenziato il governatore della Banca Centrale della Giordania Sharif Fares per il suo «pensiero liberale». «Sharif Fares non credeva negli aspetti sociali delle politiche economiche del governo e sosteneva con forza l'economia del libero mercato», ha detto Bakhit ai giornalisti a margine del dibattito parlamentare sui emendamenti alla Costituzione. 

 

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di Valerio Esca
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