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Il Presidente Usa ha perso su tutta la linea

Obama, da "anitra zoppa" ad anatra cotta a fuoco lento


Obama, da 'anitra zoppa' ad anatra cotta a fuoco lento
01/08/2011, 15:08

Finalmente, dopo lunghi tira e molla, democratici e repubblicani hanno raggiunto un accordo per evitare di far scattare il "default tecnico" degli Usa.
Questo è il titolo, adesso vediamo cosa significa. Secondo la legge statunitense, la Federal Reserve non può stampare titoli di Stato (si chiamano Treasury Bond) per un valore superiore a quello del Pil nazionale. Se non ci sono soldi, oviamente lo Stato non può pagare gli stipendi ai dipendenti federali, non può pagare i sussidi a chi è disoccupato, e così via.
 SI tratta di un limite più teorico che pratico: infatti, basta far approvare una legge che consente di sforare tale limite e il problema è risolto. Dal 1945 ad oggi, questo limite è stato superato, con apposite leggi, almeno una quarantina di volte, quindi possiamo dire in media un anno sì ed uno no. Allora perchè questa volta c'è stato tanto clamore? Il motivo è semplice. Bisogna innanzitutto ricordare che alle ultime elezioni di "mid term" di due anni fa, i democratici hanno perso la maggioranza al Congresso. Quindi il Presidente Barack Obama ha dovuto, sin da allora, concordare ogni legge con i repubblicani per ottenere la loro benevolenza, almeno per quel poco necessario a far passare la legge stessa. E' quella situazione che negli Usa accade, ogni tanto, ed in cui il Presidente viene definito "anatra zoppa".
Ma questa volta per Obama è stato molto diverso, e per certi aspetti molto peggio. Infatti, ha dovuto scontare la divisione che si è creata all'interno dei repubblicani, a causa dell'esistenza del cosiddetto Tea Party. Sono quelli più intransigenti sulle loro idee, si potrebbero definire "quelli a destra della destra", naturalmente in termini di politica statunitense.
Di conseguenza, non c'è stato spazio di mediazione. In particolare, la discussione tra democratici e repubblicani verteva sul come procurarsi il denaro. I democratici volevano applicare un mix tra tagli al welfare ed aumento delle tasse per i più ricchi. I repubblicani però sono dell'idea che il welfare è solo una spesa inutile: pensioni pubbliche, ospedali pubblici, sussidi di disoccupazione, sono tutte spese inutili, dal loro punto di vista. Invece i soldi sarebbero meglio spesi andando ad incentivare e a ridurre le tasse ai redditi più alti. In questa maniera, secondo la loro teoria, i più ricchi assumono più persone e fanno andare avanti l'economia. Tralasciando il fatto che questo modo di pensare si è dimostrato sbagliato (la causa prima della crisi economica è proprio questo sistema economico che si è diffuso in tutto il mondo occidentale; le banche hanno solo "trasmesso" la crisi), resta il fatto simbolico. In un Paese in crisi, è normale che i più ricchi collaborino al risanamento; non farlo, è una responsabilità che comunque ricadrebbe sul Presidente in carica. Ma anche andare in default sarebbe stata responsabilità di Obama, anche se il grosso del debito pubblico Usa l'ha fatto George Bush. Infatti, l'invasione di Iraq e Afghanistan è costata oltre 4000 miliardi di dollari, finora; inoltre a questa cifra vanno aggiunti gli oltre 2000 miliardi di dollari che Obama ha dovuto utilizzare (le cifre sono frutto di calcoli approssimativi, ma sono fondamentalmente corretti, ndr) per salvare le banche e le compagnie di assicurazione che richiavano di fallire tra il 2008 e il 2009. Non sono noccioline, quindi.
Alla fine quale è stata la soluzione trovata? Una vittoria dei repubblicani, perchè è passata integralmente la loro linea: per ogni dollaro di "sforamento" del tetto fisato dalla legge, verrà tagliato un dollaro di welfare; entro novembre verrà deciso, da un'apposita commissione, una modifica del prelievo fiscale, ma è previsto già che non verranno toccati i redditi più alti (ed un Obama che tassasse i redditi bassi, considerando che a novembre 2012 ci saranno le elezioni presidenziali, sarebbe un suicida). A questo poi si aggiunge un emendamento alla Costituzione, da approvare, che obblighi ciascuna amministrazione futura ad osservare sempre il pareggio di bilancio; e l'obbligo di rientrare dagli sforamenti entro il 2013. Come si vede, i repubblicani sono vincitori su tutta la linea. Una linea imposta proprio dai Tea Party, che a dire il vero volevano condizioni ancora più dure. In particolare, volevano che lo sforamento arrivasse al giugno 2012, in modo da costringere il Presidente a discutere ancora con l'opposizione nel bel mezzo della campagna elettorale.
Ma il risultato finale è pessimo per i democratici: i loro consensi sono in calo, secondo alcuni sondaggi pubblicati; in più Obama ha perso molta credibilità in questa vicenda. Infine, il taglio al welfare - negli Usa come sta succedendo in Italia, in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, ecc. - ha come effetto immediato un crollo della domanda interna e quindi una riduzione della crescita del Pil. Siamo sicuri che sia questo quello di cui ha bisogno un Paese che sta tuttora in crisi, proprio a causa di una domanda interna che è cronicamente debole?
E pensare che sarebbe così semplice: basta ritirare i soldati dall'Iraq e dall'Afghanistan per risparmiare oltre 500 miliardi all'anno di spese militari...

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di Antonio Rispoli
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