Dal mondo / America

Commenta Stampa

Il premier israeliano getta la maschera pubblicamente

Obama: "Israele nei confini del 1967". Netanyahu: "No"


Obama: 'Israele nei confini del 1967'. Netanyahu: 'No'
20/05/2011, 09:05

WASHINGTON (USA) - Il discorso di Barack Obama sulla situazione di Africa e Medioriente, contrariamente alle previsioni, non si è soffermata solo sulla situazione di quei Paesi come Egitto e Tunisia, che hanno subito rivolte popolari e sono terminate con un cambio di regime. Per loro Obama ha detto di aver chiesto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale per gli investimenti di stendere un piano di aiuti, aggiungendo che verranno cancellati debiti dell'Egitto nei confronti degli Usa per un miliardo di dollari. Il piano prevede anche la creazione di fondi imprenditoriali per aiutare lo sviluppo di questi Paesi, magari con un aiuto anche da parte dell'Opec (l'organizzazione che coordina la produzione di petrolio nel mondo) tramite un cambiamento delle quote.
Ma il grosso del discorso si è incentrato su Israele. Qui Obama ha dato un violento colpo a favore e una spiumata contro. A favore di Tel Aviv è stato il violento ed immotivato attacco contro l'Iran, accusato di aver soffocato nel sangue le "pacifiche proteste" (ma chi le ha viste? ndr). E poi ha aggiunto: "Continueremo a insistere sul fatto che gli iraniani meritano i diritti universali, e il governo non può soffocare le loro aspirazioni". Poi ha proposto una bozza di risoluzione della questione tra Israele e palestinesi, consistente in una Palestina demilitarizzata e uno Stato israeliano "limitato" ai confini del 1967 (che sono comunque tre volte più estesi di quelli che furono decisi nel 1947, alla nascita dello Stato). Con rinvio poi di ogni discussione su due di quelli che sono i cardini fondamentali per i palestinesi: la situazione di Gerusalemme, dove il governo di Tel Aviv sta cacciando via gli arabi-israeliani, abbattendo le loro case, per costruire case riservate agli ebrei; e la questione del ritorno dei palestinesi cacciati di casa nel 1948 (oppure di un risarcimento per i loro eredi).
Ma a stretto giro di posta è arrivata la risposta del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sintetizzabile in una frase: non se ne parla proprio. I confini del 1967 ormai sono stretti per Tel Aviv che non intende lasciare nessuna delle colonie illegalmente costruite su territorio palestinese. Anche Hamas non ha apprezzato la proposta, sostenendo che Obama non è credibile perchè è schierato.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©