Dal mondo / America

Commenta Stampa

Appello al congresso per diruzione fiscale sui salari

Obama, ottimismo ingiustificato:"Restiamo comunque da tripla A"

Il presidente parla, le borse occidentali lo smentiscono

Obama, ottimismo ingiustificato:'Restiamo comunque da tripla A'
08/08/2011, 21:08

Oramai è chiaro anche agli osservatori meno attenti che, nel mondo occidentale, si è creata una spaccatura sempre più evidente e difficile da coprire con la consueta dialettica di facciata. Oramai è chiaro che, il sistema capitalistico come lo conosiamo, sta inesorabilmente collassando su se stesso.
E' successo lo stesso per ogni grande era storica ma, anche quando l'Impero Romano stava davo i primi inconfondibili segni di cedimento, chi lo reggeva si ostinava a non rendersene conto. E così oggi, anche il presidente Usa Barack Obama, si ostina a recitare il ruolo del "rassicuratore" e, nel suo discorso delle 19, esordisce con un risoluto:"I nostri problemi saranno risolti". Il presidente che doveva rivoluzionare l'America ed il mondo, decide di percorrere la via del già visto e del già detto e continua ricordando ai suoi cittadini che:"Rimarremo sempre un paese da tripla A".
A sentire l'inquilino della Casa Bianca, il declassamento dello scorso venerdì è stato addirittura un evento positivo:"'La notizia di venerdì (il declassamento del debito, ndr) ci darà un rinnovato senso di urgenza"; ha infatti asserito. Eppure, nel resto del discorso del presidente Usa si notano non pochi parallelismi con la delicata situazione italiana:"'La fonte di preoccupazione maggiore è il mercato del lavoro -, ha detto infatti - .Venerdì abbiamo appreso che gli Usa sono stati declassati da una delle agenzie di rating. E questo non perché dubitano della nostra capacità di pagare il debito ma dell'abilità del nostro sistema politico ad agire".
Tuttavia, a onor del vero, anche nel discorso di Obama sono spuntati diversi segnali di buon senso. Tra questi il riferimento ad una "riforma delle tasse che chieda a chi può permetterselo di farsi carico della sua giusta quota di contributo" ed un invito al Congresso a "dare la precedenza a ciò che è meglio per il Paese sugli interessi personali, l'ideologia o il partito". Per concretizzare una nuova politica più responsabile e solidale, ha continuato il leader statunitense, occorre approvare il prima possibile la riduzione fiscale sui salari. Ma intanto, mentre Wall Street continuava la sua rapida ed inesorabile discesa negli inferi finanzi, da Washington si concludeva ostentando un ottimismo quasi grottesco:"I Mercati salgono e scendono, ma questi sono gli Stati Uniti d'America. Indipendentemente da ciò che qualche agenzia di rating può dire, siamo sempre stati e sempre saremo un Paese da tripla A".
Eppure, come Obama dovrebbe sapere meglio di tanti altri, i tanto poco comprensibili "mercati" sono quelli che, fino ad oggi, hanno deciso della vita e della morte (e della miseria o della ricchezza) di miliardi di persone. Anche in Europa la situazione non è per nulla florida e, nonostante le dichiarazioni d'intenti esternate dalla Bce per salvare dal default gli stati a rischio, le borse dei tre paesi principali dell'eurozona (Germania, Francia ed Italia) continuano a perdere. Nel mondo dei meno miopi inizia a porsi una domanda: dove sono finiti tutti i soldi delle speculazioni finanziarie e, soprattutto, quando chi ha preso troppo ed in maniera fraudolenta sarà finalmente chiamato a pagare il proprio, salatissimo conto? A questi quesiti, a quanto sembra, nessun leader mondiale sembra voler dare risposta. Per ora.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©