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Appoggio agli estremisti iraniani che manifestano a Teheran

Obama ritira il Nobel: "Guerra giusta per avere la pace"


Obama ritira il Nobel: 'Guerra giusta per avere la pace'
10/12/2009, 14:12

OSLO - Di norma, il discorso di un premio Nobel per la Pace tratta di pace, di come evitare la guerra, di come ridurre le sofferenze. Probabilmente è la prima volta nella storia che chi ritira il Premio Nobel per la Pace fa un discorso in cui giustifica le stragi di civili come mezzo per ottenere la pace.
E' successo oggi, quando il Presidente americano Barack Obama ha ritirato il premio e ha fatto il suo discorso. Dopo aver iniziato con un diplomatico "Ci sono altri più meritevoli di me", si è lanciato in una appassionata difesa della guerra: "Ci saranno momenti in cui le nazioni, da sole o di concerto, troveranno l'uso della forza non solo necessario ma moralmente giustificato". E poi: "Non ho con me la soluzione ai problemi della guerra, ma dovremo trovare la capacità di visione, il duro lavoro e la persistenza degli uomini e donne che agirono decenni fa (il riferimento è alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ndr). E dovremo pensare in modo diverso alle nozioni di guerra giusta e pace giusta".
E poi continua, citando due persone che in passato hanno avuto lo stesso premio: "Sono la testimonianza vivente della forza morale della non violenza. Non c'è nulla di ingenuo o passivo nel credo e nelle vite di King e Gandhi. Ma non posso essere guidato solo dai loro esempi. Vedo il mondo per quello che è e non posso rimanere fermo di fronte alle minacce verso il popolo americano. Il male esiste nel mondo. Un movimento non violento non avrebbe fermato Hitler. I negoziati non possono convincere i leader di Al Qaeda a deporre le armi. Dire che la forza a volte è necessaria non è un incitamento al cinismo, è il riconoscimento della storia. Dell'imperfezione dell'uomo e dei limiti della ragione".
Naturalmente poi propone gli USA come esempio e guida in questa guerra giusta: "Tutti i paesi, forti o deboli, devono aderire a standard previsi che governano l'uso della forza. E l'America non può chiedere agli altri di seguire le regole se non le seguiamo noi stessi. Altrimenti le nostre azioni risulteranno arbitrarie e in futuro non più giustificabili. E' questo che ci distingue da coloro a cui facciamo la guerra, la fonte della nostra forza. Per questo ho proibito la tortura e chiesto la chiusura del carcere di Guantanamo".
Infine conclude con un riconoscimento del coraggio delle "centinaia di migliaia di iraniani che sono sfilati silenziosamente per le strade di Teheran". Il riferimento è agli estremisti islamici guidai da Hir Mousavi, che da giugno scorso stanno organizzando continue manifestazioni e scontri con le forze dell'ordine e con le milizie religiose.

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di Antonio Rispoli
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