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Al Qaida sarebbe in possesso dei missili di Gheddafi

Occidente entra in gioco nella guerra dei Touareg

Abbattuto drone, c'è l'ipotesi che sia francese

Occidente entra in gioco nella guerra dei Touareg
20/03/2012, 19:03

TUNISI - Si allarga la platea dei player nella guerra dei touareg che sta infiammando, da mesi, le regioni del nord del Mali, con l'esercito di Bamako che perde posizioni su posizioni (alcune di enorme rilevanza strategica) davanti all'incalzare degli uomini del Fronte di liberazione nazionale dell'Azawad. Nella regione di Ouikran (non molto distante dalla frontiera con l'Algeria) unità dell'Esercito maliano hanno recuperato i resti di un drone, che, nel corso di una missione di sorveglianza nelle aree dove maggiore è l'intensità dei combattimenti, è stato abbattuto da un missile terra-aria. Al momento non ci sono certezze sulla nazionalità del Predator, ma tutto lascia pensare - e su questo varie fonti di intelligence sembrano concordare - che possa essere francese. Cosa affatto improbabile, visto che Parigi è, in questo momento, molto attenta a quanto accade in una delle regioni-cerniera nel Sahel e nel più ampio scacchiere che riguarda il terrorismo islamico che, nell'area, è essenzialmente targato «al Qaida». La scoperta dei resti del drone, però, apre ad altri e forse più inquietanti interrogativi, dato per scontato l'interesse delle intelligence occidentali per la regione. L'esame della carcassa del Predator lascerebbe pensare che sia stato abbattuto da un missile e, dato per scontato che non sia partito da un'unità maliana, c'è da credere che questo tipo di arma sia ormai in possesso delle formazioni armate irregolari che operano nel territorio. Se appare difficile che i touareg siano militarmente già talmente forti e soprattutto talmente ricchi da potere acquistare i missili, è invece più facile sostenere che essi siano arrivati nelle mani di al Qaida nel Maghreb islamico, accrescendo la potenziale pericolosità del gruppo che, in onore alla sua denominazione, ormai agisce senza fermarsi davanti alle frontiere, seppure virtuali come quelle che, ad esempio, separano il Mali e l'Algeria. La provenienza appare anch'essa scontata - gli arsenali del colonnello Gheddafi, saccheggiati alla caduta del regime -, così come il fatto che di armi del genere ce ne sia una disponibilità enorme sul mercato clandestino, come certificano recenti ritrovamenti di razzi nascosti nel deserto algerino. Stati Uniti e Francia, dopo avere contribuito alla caduta del Colonnello, starebbero ancora controllando l'area per verificare se al Qaida possa, come si teme, saldare intorno a sé altri movimenti, mossi da motivazioni politiche o etniche (come il caso dei touareg dell'Azawad) o da meri interessi economici (come i trafficanti di esseri umani, che gestiscono i flussi di persone dell'Africa subsahariana e i relativi «sentieri» nel deserto, o i contrabbandieri, nella regione presenza antichissima e consolidata). Per questo i droni o altri meccanismi di controllo sarebbero d'aiuto a Bamako per vincere la sua guerra contro i touareg e sbarrare la strada all'avanzata da nord degli integralisti, e all'Occidente per controllare l'evoluzione di al Qaida in senso transnazionale.

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di Valerio Esca
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