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La notizia è stata diffusa da Amnesty International

Orrore in Siria, 18enne uccisa e smembrata

Era stata prelevata dalla sua abitazione il 18 luglio scorso

Orrore in Siria, 18enne uccisa e smembrata
23/09/2011, 18:09

BEIRUT – Termina nel peggiore dei modi la storia di Zainab al Hosni, la ragazza di 18 anni prelevata dalla sua casa lo scorso luglio da uomini sospettati di essere membri dei servizi di sicurezza di Damasco. La giovane è stata uccisa ed il suo corpo è stato consegnato, dalle autorità siriane, alla famiglia completamente straziato: Zainab è stata decapitata smembrata, e scorticata.
La notizia, è stata diffusa da Amnesty International. A sentire lOrganizzazione internazionale per i diritti umani,  la 18 enne (originaria di Homs) sarebbe stata arrestata per indurre suo fratello, Muhammad Dib al Hosni 27 anni e uno degli organizzatori delle proteste anti-regime nella terza città siriana, a consegnarsi alle autorità. Inizialmente,  alla famiglia era stato comunicato dalle autorità dell'ospedale militare di Homs, che la ragazza era stata rapita ed uccisa da non meglio precisate bande armate. 
Ma andiamo per ordine.
La madre della giovane era stata convocata a fine agosto a ritirare quel che restava della salma del figlio Muhammad, arrestato pochi giorni prima e anch'egli forse morto sotto tortura. In quell'occasione, poi, per la donna la triste scoperta: il corpo senza vita della figlia. 

Sulla salma del ragazzo, stando a quanto diffuso da Amnesty International, erano evidenti i segni di tre fori di pallottole al petto, uno alla gamba ed al braccio destro. Ancora  bruciature di sigarette su tutto il corpo e contusioni sulla schiena. Secondo l'organizzazione umanitaria internazionale, si tratta del quindicesimo caso di morte nelle carceri siriane solo ad agosto ed il 130 esimo dall'inizio della repressione oltre sei mesi fa.
Analogo orrore aveva suscitato lo scorso aprile la sorte di Hamza al Khatib, tredicenne siriano della regione meridionale di Daraa, il cui corpo era stato riconsegnato alla famiglia dai servizi di sicurezza governativi con evidenti segni di torture mostrati in alcuni filmati amatoriali, la cui autenticità era stata smentita dai media ufficiali di Damasco. Anche in quel caso, il regime siriano aveva attribuito la morte del piccolo a bande armate, che dopo averlo ucciso con colpi di arma da fuoco ne avevano martoriato il corpo.

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di Rossella Marino
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