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"La libertà mia e di mia moglie dipende dal Governo"

Ostaggio italiano in Mauritania, Berlusconi aiutaci


Ostaggio italiano in Mauritania, Berlusconi aiutaci
28/02/2010, 11:02

DUBAI - "Il premier Silvio Berlusconi è noto per la sua generosità. Spero che possa aiutare me e mia moglie". Così Sergio Cicala, l'italiano nelle mani di Al Qaeda nel Maghreb, si rivolge al governo. Nel messaggio audio, diffuso online dal sito americano“Site” con le richieste dei suoi rapitori, Cicala aggiunge: "La libertà mia e di mia moglie dipende dalle concessioni che il governo è pronto a fare. Spero che si interessi a noi e alle nostre vite”. L’appello dura poco più di un minuto, è datato 24 febbraio e letto in italiano, ed è accompagnato da un'immagine fissa in cui si mostra un uomo, che sarebbe appunto Cicala, inginocchiato e guardato a vista da sei uomini incappucciati e armati.
 Nello stesso messaggio, il braccio maghrebino di Al Qaeda Aqmi chiede agli italiani di fare pressioni sul governo Berlusconi per salvare Cicala e la moglie, Philomene Pwelgna Kaborè, rapiti il 17 dicembre scorso nel deserto della Mauritania al confine con il Mali. Il 6 febbraio scorso l'Aqmi aveva fissato al 1 marzo l'ultimatum all'Italia per il rilascio degli ostaggi, chiedendo in cambio il rilascio di suoi detenuti, "i cui nomi sono già stati dati al negoziatore italiano". Secondo altre fonti, invece, la richiesta era la liberazione di quattro islamici detenuti in Mali (e nel frattempo già rilasciati) e di altri prigionieri in Mauritania.

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di Redazione
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