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L'Onu teme per una seconda ondata di morti

Pakistan: gli aiuti tardano ad arrivare


Pakistan: gli aiuti tardano ad arrivare
19/08/2010, 14:08

ISLAMABAD - La situazione è grave, drammatica; e i soccorsi, seppur attivati, risultano pericolosamente lenti. La comunità internazione, infatti, ammette di trovare non poche difficoltà per reperire i fondi da destinare agli aiuti per gli oltre 20 milioni di pakistani colpiti dall'alluvione e per la ricostruzione di un paese totalmente devastato.
Interi quartieri distrutti e piogge monsoniche incessanti fanno salire il numero di morti e dispersi a velocità impressionante e, l'Onu, teme una nuova ondata di decessi (soprattutto tra i bimbi) dovuta alle precarie condizioni igienico-sanitarie e all'acqua non potabile. A rischiare la vita per disidratazione o malattie come tifo, colera, malaria ed epatite sono ben 8 milioni di bambini.
E' un paese totalmente "sciolto" dall'alluvione il Pakistan; con molti dei nuovi senza tetto che lamentano di essere trattati come bestiame e che non hanno più un posto dove ripararsi, acqua per dissetarsi e lavarsi e cibo per nutrirsi. Al momento, i soccorsi, sono riusciti a raggiunere solo un milione di persone e, come precisato, sembrano impantanati in problemi logistici ed economici inattesi.
Nel Sindh, a sud del fiume indo, un quinto del territorio si è trasformato in palude e sono già 1400 i pakistani che hanno perso la vita annegando. Nel Punjiab, invece, le inondazioni hanno spazzato via oltre 900.000 abitazioni; distruggendo inoltre intere piantagioni e procurando danni economici enormi ai già poveri contadini della regione.

POCHI I FONDI RACCOLTI
Le Nazioni Unite si stanno muovendo per tentare di raccogliere il maggior numero di fondi nel minor tempo possibile ma, il lavoro, si presenta molto più arduo rispetto ad altri casi simili; come ad esempio il terremoto di Haiti.
In quell'occasione, come ricordano tutti, la gara di solidarietà coinvolse in un lampo centinaia di associazioni, numerosi artisti e un gran numero di stati. Con il Pakistan, invece, tutto risulta più difficile per diversi motivi. In primis, il paese asiatico, non gode certo in un buon "appeal" a livello internazionale; essendo spesso dilaniato dagli attentati terroristici e retto da una classe politica e militare nota in tutto il mondo per la sua cialtroneria e per le sistematiche operazioni di ruberie condotte proprio  sugli aiuti umanitari. A tutto ciò si aggiunge poi la crisi economica che perdura ed impedisce agli stati più forti di dimostrarsi generosi.
Nonostante questo, però, come si legge anche su Asianews.it, la Banca mondiale ha garantito 900 milioni di dollari di prestito; l’Unione europea ha aumentato fino a 70 milioni di euro le donazioni; l’Asia Development Bank ha offerto oggi 2 miliardi di dollari in prestito; l’Islamic Development Bank 11, 2 milioni in donazioni.

L'INTERA ECONOMIA DISTRUTTA
Cifre che potrebbero sembrare già bastevoli e poderose per aiutare il Pakistan ma che, conti alla mano, bastano a stento per ricostruire la parte settentrionale del Paese (con 2,5 miliardi di dollari già preventivati). La quasi totalità dell'economia del paese, infatti, è stata totalmente schiacciata dal disastro ambientale e, oltre alla ricostruzione dell'intero sistema agricolo (che rappresenta il 20% del pil dello stato asiatico) c'è da considerare il costo di sostentamente di milioni di invididui che sono al momento senza casa, senza lavoro e senza possibilità di rendersi autosufficienti. A ciò si aggiunge un governo claudicante ed assolutamente incapace, da solo, di risollevare il paese che regge. Solo per rendersi conto della gravità del colpo assestato all'economia pakistana basta osservare che, per risanare solo l'agricoltura, gli esperti prevedono 5 anni di tempo e 15 miliardi di dollari d'investimento. Cifre da capogiro che si distanziano non poco dagli scarsi 3 miliardi divisi tra promesse, prestiti e donazioni concrete.

L'ESTREMISMO RELIGIOSO IN AGGUATO
In ultimo c'è il problema fondamentalismo islamico, con la diffusione endemica degli estremisti dovuta proprio al caos e al malcontento dilagante assicurato da un classe dirigente tendenzialmente debole. Giusto per citare un esempio, sempre riferendosi ad Asianews.it, basti  pensare che la al-Khidmat Foundation, organizzazione legata al Jamaat-e-Islami, il più grande partito estremista religioso, ha mobilitato 16500 volontari per distribuire cibo e medicinali a migliaia di sopravvissuti all’alluvione.
Anche per questo motivo, quindi, aiutare il Pakistan, significa al contempo combattere la diffusione dell'estremismo religioso all'interno di uno stato che tenta di combatterlo da tempo.

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di Germano Milite
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