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Si chiudono i lavori del sinodo dei vescovi del Medio Orient

Papa: Sinodo Medio Oriente, polifonia dell'unica fede


Papa: Sinodo Medio Oriente, polifonia dell'unica fede
24/10/2010, 09:10

Il sinodo del Medio Oriente è "La polifonia dell'unica fede". È ciò che afferma Papa Benedetto XVI per descrivere le due settimane di lavori sinodali dei vescovi del Medio Oriente durante il tradizionale pranzo di fine lavori, svoltosi ieri nell'atrio dell'Aula Paolo VI, secondo quanto riporta l'Osservatore Romano. Con la messa conclusiva presieduta dal Papa nella Basilica Vaticana, si chiuderà oggi l'assemblea speciale dedicata a "quella terra benedetta da Dio - ha detto il Pontefice - che è culla del cristianesimo, una fede non rinchiusa in se stessa, ma aperta al dialogo ecumenico e a quello con i fratelli musulmani ed ebrei". Il Papa ha spiegato come durante i lavori del Sinodo con i vescovi del Medio Oriente sia stata vissuta "una vera comunione e testimonianza, mostrando al mondo la ricchezza della diversità nell'unità di sette Chiese, con i loro vari riti, ricca di culture, ma accomunate dall'unica fede in Gesù Cristo. Quella fede - ha aggiunto - che solo il Signore può dare e che mette in collegamento tutte le Chiese cattoliche orientali"

Si chiudono i lavori del sinodo dei vescovi del Medio Oriente, in programma da Lunedi 18 Ottobre 2010 ad oggi, domenica 24 Ottobre 2010. quattro i temi fondamentali del sinodo: la presenza dei cristiani in Medio Oriente con particolare riferimento alle “sfide e le attese”, la comunione ecclesiale e la testimonianza di fede, la questione palestinese (con riferimento alle questioni in Iraq ed in Libano) con un appello “ai responsabili pubblici” e “alla comunità internazionale”. Su queste quattro tematiche si concentrano i documenti conclusivi: il “Messaggio al popolo di Dio” e le 44 “propositiones” (propositi) dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. I testi sono stati presentati ieri in Vaticano dal relatore generale del Sinodo, S.B. Antonios Naguib (patriarca di Alessandria dei Copti, in Egitto), che verrà creato cardinale nel concistoro del prossimo 20 novembre, dal segretario speciale mons. Joseph Soueif (arcivescovo di Cipro dei Maroniti) e dal presidente della Commissione per il Messaggio, mons. Cyrille Salim Bustros (arcivescovo di Newton dei greco-melkiti, negli Usa).

Conservare le radici. Ricordando che “in Oriente è nata la prima comunità cristiana”, il Sinodo è servito a riaffermare “il senso e la missione della nostra presenza nei Paesi del Medio Oriente”, ha dichiarato il patriarca Antonios Naguib, memori delle “sfide e attese” che interrogano i cristiani mediorientali. “Noi siamo parte integrante delle nostra società”, riporta il Messaggio, ricordando che “la nostra missione basata sulla nostra fede e il nostro dovere verso le nostre patrie ci obbligano a contribuire alla costruzione dei nostri Paesi insieme con tutti i cittadini musulmani, ebrei e cristiani”. Denunciando il fenomeno dell’emigrazione, rivolgendosi ai “fedeli nella diaspora” il Messaggio esorta: “Conservate i beni e le terre che avete in patria; non affrettatevi ad abbandonarli e a venderli. Custodite tali proprietà come un patrimonio per voi e una porzione di quella patria alla quale rimanete attaccati e che voi amate e sostenete”. Alla “terra” è dedicata anche una “propositio”, nella quale s’invitano fedeli e comunità ecclesiali a “non cedere alla tentazione di vendere” le proprietà immobiliari e si propone “la creazione di progetti che si facciano carico di farle fruttificare per permettere ai proprietari di restare dignitosamente nei loro Paesi”. “Bisogna arrivare a creare strutture – ha richiamato mons. Joseph Soueif – che convincano la gente, e soprattutto i cristiani, a rimanere, perché la loro partenza è una perdita per loro e per gli altri”.

Due Stati per la Terra Santa. Il Sinodo ha prestato particolare attenzione alla Terra Santa. “Abbiamo avuto coscienza dell’impatto del conflitto israelo-palestinese su tutta la regione, soprattutto sul popolo palestinese che soffre le conseguenze dell’occupazione israeliana”, ricorda il Messaggio al popolo di Dio invocando “una pace giusta e definitiva” come “unico mezzo di salvezza”. Per conseguirla, un appello “alla comunità internazionale” affinché adotti le “misure giuridiche necessarie per mettere fine all’occupazione dei differenti territori arabi”. “Il popolo palestinese – prosegue il Messaggio – potrà così avere una patria indipendente e sovrana e vivervi nella dignità e nella stabilità. Lo Stato d’Israele potrà godere della pace e della sicurezza all’interno delle frontiere internazionalmente riconosciute”. Con tale richiamo, ha sottolineato mons. Cyrille Salim Bustros, si chiede che “la necessità di avere due Stati” trovi realizzazione “il più presto possibile e non resti un sogno, un’utopia”. “Noi crediamo che la Parola di Dio è eterna” e “la stessa Scrittura santa ci unisce”, con Abramo “nostro padre comune nella fede, padre degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani” riporta il Messaggio. Proprio per questo, ha rimarcato mons. Bustros, non si possono usare le Scritture “per giustificare l’occupazione da parte degli ebrei delle terre palestinesi”.

Dialogo tra le Chiese e le religioni. Il dialogo tra le diverse Chiese cristiane, come pure tra le differenti Confessioni religiose, è un’altra delle “sfide” del Sinodo. “Ciò che Cristo ci domanda – riporta il Messaggio – è di accettare la nostra fede e di viverla in ogni ambito della vita. Ciò che egli domanda alle nostre Chiese è di rafforzare la comunione all’interno di ciascuna Chiesa sui iuris e tra le Chiese cattoliche di diversa tradizione”, impegnandosi verso “l’unità di tutti i cristiani”. Il documento si rivolge alle “Chiese ortodosse” e alle “comunità evangeliche dei nostri Paesi”, chiedendo di “portare insieme la testimonianza di discepoli di Cristo”, e incoraggia “tutte le istanze di dialogo ecumenico”. Attenzione al dialogo interreligioso – con ebrei e musulmani – si osserva nel Messaggio come pure nelle “propositiones”, laddove si precisa che “i cristiani del Medio Oriente sono chiamati a continuare il dialogo con i loro concittadini di altre religioni, dialogo che avvicina gli spiriti e i cuori” e che porta “alla purificazione della memoria, al perdono reciproco del passato e alla ricerca di un avvenire comune migliore”.

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di Fabio Iacolare
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