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Papua Nuova Guinea: imperversano gli omicidi di stregoneria


Papua Nuova Guinea: imperversano gli omicidi di stregoneria
11/02/2009, 09:02

Oltre cinquanta omicidi hanno macchiato di sangue la Papua Nuova Guinea, tutti atti di stregoneria. L'ultimo episodio si è verificato domenica 8 febbraio nel villaggio di Ban, nei pressi della città di Mount Hagen: Plak Mel Doa, 60 anni, è stato ucciso e poi gettato nelle fiamme; suo figlio Anis Dua è stato bruciato vivo. I due uomini erano sospettati di aver causato la morte di una persona di rilievo del villaggio, mediante una stregoneria.

"Quando decine di persone vengono uccise a seguito di una letterale caccia alle streghe, è evidente che il governo non sta facendo abbastanza per proteggere i propri cittadini e garantire il rispetto della legge" - ha dichiarato Apolosi Bose, ricercatore di Amnesty International per le isole del Pacifico.

Secondo Amnesty International, la polizia spesso non è in grado di far rispettare la legge. Dopo il duplice omicidio dell'8 febbraio, uomini armati hanno impedito agli agenti di raggiungere la scena del delitto e portare via i cadaveri.

Il 26 gennaio Amnesty International e Human Rights Watch avevano scritto al ministro della Giustizia Alan Marat e al capo della polizia Gari Baki, esprimendo preoccupazione per i numerosi omicidi, soprattutto di donne, collegati alla stregoneria, e avevano sollecitato un'azione di governo più efficace. La lettera è rimasta senza risposta.

Tra gli altri episodi denunciati da Amnesty International, il 6 gennaio un gruppo di uomini ha portato una donna accusata di praticare la stregoneria alla discarica di Kerebug, nella città di Mount Hagen. Dopo averla denudata e legata, l'hanno gettata viva tra le fiamme. Il 30 gennaio un tribunale locale di un villaggio del distretto di Unggai-Bena (provincia delle Highland orientali), composto da esponenti religiosi e autorità del posto, ha condannato a morte un uomo per stregoneria. La sentenza è stata immediatamente eseguita a colpi di coltello. 

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di Redazione
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