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Garzon: “Abbiamo nuovi elementi sorprendenti”

Pm svedesi: “ Assange a Londra non lo interroghiamo”


Pm svedesi: “ Assange a Londra non lo interroghiamo”
23/08/2012, 21:05

LONDRA - I procuratori svedesi hanno fatto sapere che non si recheranno a Londra per sentire Julian Assange, il fondatore di Wikileaks rinchiuso da due mesi nell'ambasciata dell'Ecuador per evitare l'estradizione in Svezia, dove deve rispondere di accuse di violenza sessuale.
Idea -  questa - dell’avvocato dell'australiano, Baltasar Garzon, sostenendo che il suo cliente ha informazioni importanti relative al caso. ''Per noi non c'è nulla di nuovo, aspettiamo sempre il signor Assange qui'', ha dichiarato la portavoce, ribadendo che secondo gli inquirenti svedesi la questione non può essere affrontata se non con l'estradizione del giornalista australiano in Svezia dove due donne - con le quali egli aveva avuto inizialmente rapporti consensuali riconosciuti - lo accusano di essersi spinto troppo in là.
La Gran Bretagna si è impegnata a estradare Assange e non accetta nessuna idea che possa consentire ad Assange di lasciare liberamente l'ambasciata, malgrado l'asilo politico concesso dall'Ecuador. Assange teme però di essere successivamente estradato negli Usa, che lo accusano per la diffusione di documenti segreti attraverso Wikileaks e in teoria potrebbero condannarlo a morte.
Garzon, da parte sua, ritiene che i magistrati svedesi possano interrogare il suo assistito nella sede diplomatica a Londra, almeno per ora, per sentirlo su ''nuovi elementi'' a suo avviso importanti, emersi a proposito del presunto caso di stupro. "Per adesso non li possiamo divulgare ma", ha dichiarato Grazon durante una conferenza stampa convocata a Brisbane, "quando verrà il momento saranno una grande sorpresa".
L’avvocato del giornalists ha anche ipotizzato un possibile ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja affinché intervenga per rendere materialmente attuabile l'asilo politico accordato di recente al suo cliente dall'Ecuador, nella cui ambasciata risiede da oltre due mesi: sarebbe così superato il persistente rifiuto del governo britannico di concedere ad Assange un salvacondotto che gli consenta di uscire dalla rappresentanza diplomatica e di raggiungere il Paese sud-americano.
Garzon, inoltre, ha puntato il dito contro l’Australia, accusandola di non aver tutelato il proprio connazionale.
Solo un paio di settimane fa è stata inviata a Canberra una lettera con sollecito ufficiale di assistenza ma -  ha denunciato l’avvocato -  "la risposta e' stata completamente negativa".

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di Erika Noschese
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