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Ancora sotto sequestro i 6 italiani fermati

Prime testimonianze dagli attivisti della "Freedom Flottilla"


Prime testimonianze dagli attivisti della 'Freedom Flottilla'
01/06/2010, 22:06

GERUSALEMME - Non accennano a stemperarsi le accese polemiche esplose in ambito internazionale dopo l'azione violenta dei marines israeliani contro gli attivisti della "Freedom Flottilla".
Dopo la lunga dichiarazione diplomatica del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ed il fermo perpretato ai danni dei 6 italiani che si trovavano sul convoglio navale al momento del blitz dell'esercito, cominciano ad emergere le prime testimonianze di alcuni dei circa 700 pacifisti che si erano mossi verso la striscia di Gaza e che sono stati bloccati dal governo di Gerusalemme prima di giungere a destinazione. 
Mihalis Grigoroupolos, un attivista che si trovava a bordo di una delle imbarcazioni che seguivano  la Mavi Marmara (la nave dove è avvenuto lo scontro che ha portato alla morte di 9 civili), ha rilasciato la seguente dichiarazione a Tv net, nell'aeroporto di Atene:"Non abbiamo affatto resistito, non avremmo potuto anche se avessimo voluto. Cosa avremmo potuto fare contro i commandos che si lanciavano all'arrembaggio?".
Il greco che è riuscito ad evitare l'embargo delle comunicazioni imposto ai sequestrati ha poi osservato:"L'unica cosa che alcune persone hanno cercato di fare è stata di rallentarli mentre conquistavano il ponte, formando uno scudo umano. (Contro gli attivisti) hanno sparato con pallottole di plastica, ed utilizzato pistole elettriche".
Intanto, mentre il  primo ministro turco Tayyip Erdogan ha assicurato che i rapporti tra Ankara e Gerusalemme non saranno mai più gli stessi, le autorità israeliane insistono sulla linea della non ammissione di alcuna colpa e, in aggiunta, assicurano che il blocco navale verso Gaza continuerà a persistere e che, le forze della Marina, fermeranno con ogni mezzo qualsiasi imbarcazione che tenterà di raggiungere il pezzo di terra da anni ragione di sanguinosa contesa tra ebrei e palestinesi. La situazione, dunque, sembra ancora una volta vittima di un empasse internazionale che rischia di degenerare in ogni momento.

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di Germano Milite
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