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Nel confronto televisivo vincono i liberaldemocratici

Regno Unito: spunta il terzo incomodo Clegg


Regno Unito: spunta il terzo incomodo Clegg
16/04/2010, 19:04

LONDRA —  La Gran Bretagna patria del sistema parlamentare si avvia al voto fissato per il prossimo 6 maggio. Questa tornata elettorale ha un sapore diverso per i sudditi britannici. Infatti sarà la prima campagna elettorale incentrata principalmente sul gradimento audiovisivo.  Certo in Gran Bretagna la politica in televisione è presente ma con un etica nettamente incentrata al politically correct...sarebbe molto improbabile incontrare un Santoro o un Fede sulle reti pubbliche inglesi.
I cittadini delle isole britanniche sono molto distanti in questo periodo dalla politica dopo che Blair il grande leader laburista si è ritirato dalla scena politica e dopo che le speranze nel conservatore Cameron sembrano essersi affievolite. Allora per tenere i milioni di inglesi davanti alla tv cosa c’è di meglio che un bel confronto tra i vari leader dei maggiori partiti?
Questa è appunto la trovata sensazionale che il Regno Unito ha scoperto per attirare l’attenzione degli elettori: uno show in tre puntate, su tre network diversi (Itv, Sky e Bbc), da tre città diverse e in tre date diverse, qualcosa di epocale per un popolo che si scalda col calcio, il rugby e il cricket ma poco con le chiacchiere sui programmi, le promesse e i sogni del buon governo.
 Però, i tempi sono cambiati e arrivando finalmente a cavalcare l'onda dell'offerta politica via etere, oggi satellitare o analogica, inaugurata nel lontano 1961 da John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon, i candidati premier del Regno Unito, nel rispetto di 76 minuziosissime regole sottoscritte con un patto tripartisan, affidano la fortuna personale ai tele-elettori. I pignoli dei numeri calcolano che almeno trenta milioni di sudditi di sua maestà sono pronti a incollarsi al piccolo schermo per vedere l'effetto che fa, e hanno pure pronosticato che almeno la metà, quindici milioni, finirà per mettere nell’urna la preferenza proprio tenendo conto del messaggio lanciato dai tre generalissimi dei laburisti, dei conservatori e dei liberaldemocratici schierati in studio per le performance da un'ora e mezzo, prima serata, a partire dalle 20 e 30 inglesi. Palinsesti rivoluzionati: soap opera, quiz e sport rinviati. E' da Manchester che comincia la kermesse. E tocca, per sorteggio a Itv, Independent Television, la casa di «X Factor», dare il via ai primi novanta minuti che «potrebbero cambiare il Regno Unito», come titolano i quotidiani. Alastair Stewart è uno sperimentato giornalista e veste i panni dell'arbitro imparziale pronto a fischiare il fallo: nessuno può interrompere il rivale, nessuno può sovrapporre la voce a quella del rivale o dei rivali, stretta di mano alla fine. Duecento elettori in sala (vietato applaudire, domande scelte da un panel, una «censura» vestita da garanzia), l'80 per cento selezionato in forza della simpatia dichiarata per uno dei tre partiti, il 20 per cento chiamato per rappresentare chi ancora non che cosa votare.
Stanno in piedi i tre leader: il conservatore David Cameron è in mezzo, alla destra ha il liberaldemocratico Nick Clegg, alla sinistra Gordon Brown al quale per bon ton (è cieco nell’occhio sinistro) è stata concessa una posizione non svantaggiosa per le inquadrature. Contano i particolari quando si va in televisione. Immagine e sostanza. Il look (cravatta gialla per Clegg, blu per Cameron, rosa per Brown), l'autorevolezza, e, naturalmente il succo, la proposta politica. Si parla di questioni interne: la truffa dei falsi rimborsi spese presentati dai parlamentari («Chiedo scusa», dice il tory Cameron, «Comportamenti irresponsabili» ammette Brown), la riforma costituzionale (Camera dei Lord eletta con sistema proporzionale: liberaldemocratici e laburisti sono sulla stessa lunghezza d'onda), la sicurezza («Nel manifesto dei conservatori non si prevedono spese per rafforzare la polizia», accusa Brown), gli immigrati («25 anni di governo dei Tory e dei laburisti hanno provocato il caos», incalza Nick Clegg). Toni soft, dibattito ingessato dai cavilli regolamentari. Il liberaldemocratico Clegg cerca il suo spazio e sfonda: questi due (Brown e Cameron) sono uguali, «oggi c'è un' alternativa, c'è un'opportunità fantastica di mandare in pensione la vecchia politica, i due vecchi partiti». Gordon Brown smentisce chi lo pronosticava imbarazzato e sentenzia (ma non basta): «Siamo vicini alla ripresa dell'economia, tagliare le spese quest' anno è un suicidio». David Cameron lo accusa nervoso: «Siete voi ad avere provocato il disastro». Colpi di fioretto. Chi vince questo primo round? Tutti d'accordo, gli istant poll rispondono: Nick Clegg. Persino per la prima pagina del quotidiano moderato e filoconservatore Daily Telegraph è proprio lui la star della telepolitica britannica, bocciato David Cameron.

 

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di Mario Aurilia
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