Dal mondo / America

Commenta Stampa

Riducendo il deficit in Usa: la lotta fra i due piani


Riducendo il deficit in Usa: la lotta fra i due piani
18/04/2011, 10:04

"Dare 200.000 dollari di benefici fiscali ai ricchi pagati con 6.000 da trenta anziani non è giusto”. Ecco cosa ha dichiarato il presidente Barack Obama nel suo recentissimo discorso alla George Washington University mentre spiegava il suo piano per affrontare la questione del deficit.
Si trattava di una frecciata indirizzata a Paul Ryan, presente in sala, presidente repubblicano della Commissione al Bilancio alla Camera, il quale pochi giorni fa aveva annunciato il piano del suo partito per risolvere il deficit.
Obama si era “assentato” dalle questioni del deficit eccetto nelle ultime ore dei negoziati per evitare lo “shutdown”, la chiusura del governo per mancanza di avere approvato il bilancio annuale.
L’annuncio del piano di Ryan apporterebbe tagli stratosferici di 6200 miliardi di dollari, tagli di 770 miliardi al Medicaid, e la privatizzazione del Medicare a cominciare dal 2022.
I tagli di Obama non sarebbero molto diversi, 4.400 miliardi, ma includerebbero aumenti alle tasse dei benestanti ed anche tagli alla difesa. Si tratta di un piano più ragionevole che manterrebbe il Medicaid e Medicare anche se vi sarebbero tagli ma non così severi.
Il piano di Obama è stato ricevuto dai repubblicani con poco entusiasmo come era da aspettarsi. La sola menzione di tasse ha creato l’opposizione perché anatema al Dna del Partito Repubblicano. Non importa se gli aumenti alle tasse dei ricchi non causerebbero impatto alcuno al loro standard di vita.
Qualsiasi aumento alle tasse consiste di un “peccato mortale” perché secondo il Gop uccide la creazione dei posti di lavoro. I problemi al bilancio si risolvono mediante tagli ed esclusivamente tagli.
I tagli alle tasse, secondo la mitologia repubblicana, creano posti di lavoro. Gli aumenti sono “job killers”, assassini di posti di lavoro. L’idea è che più soldi i ricchi posseggono più investimenti faranno e creeranno lavori.
L’esperienza recente non fornisce però la prova. La riduzione delle tasse approvate dall’amministrazione di George Bush del 2005 non ha creato posti di lavoro.
Gli aumenti alle tasse invece dell’amministrazione di Bill Clinton nel 1993 crearono attività economiche con nuovi posti di lavoro.
Obama intende mantenere la sua promessa della campagna elettorale del 2008 quando disse che gli individui con salari annuali di 250.000 dollari vedrebbero aumentate le loro tasse. Non ha mantenuto la promessa fino ad ora ed ha infatti continuato l’estensione delle tasse approvate da George Bush nel suo compromesso coi repubblicani l’anno scorso.
Obama non ha insistito però che gli aumenti alle tasse dei benestanti creeranno posti di lavoro. Il presidente si è limitato a dire che la visione esposta dal piano di Ryan è “pessimista” e non rappresenta il meglio dell’America.
Obama però ha offerto una “carota” quando ha spiegato che se il suo piano non dovesse risolvere la questione del deficit per il 2014 ci sarebbe un scatto di tagli automatico a tutti i programmi.
Il piano di Obama dovrebbe essere bipartisan incaricando il vicepresidente Joe Biden a condurre le negoziazioni come ha fatto per evitare lo shutdown. Non sarà facile perché al momento sia i democratici che i repubblicani non si trovano in condizioni di fare compromessi.
I democratici non possono accettare di privatizzare il Medicare perché eventualmente segnerebbe la sua fine. I repubblicani si sono creati un’oasi antitasse dalla quale non potranno uscire. In effetti, ognuno dei due partiti avrà il potere di imporre il veto ai programmi dell’altro considerando il fatto che i repubblicani controllano la Camera e i democratici sono in possesso del Senato e della Casa Bianca.
Per i repubblicani sarebbe ingoiare veleno con l’aumento delle tasse. Ciononostante il presidente deve dimostrare che pagare le tasse è un dovere, qualcosa che gli americani potranno accettare se l’alternativa è la distruzioni di programmi “sacri” come il Social Security e il Medicare.
Il fatto che Obama sia “sceso in campo” vuol dire che si può sperare. Il presidente possiede doti oratorie uniche e potrebbe farne uso per convincere il popolo, persino i ricchi, a fare sacrifici per il bene comune. Lo ha accennato nel suo discorso alla George Washington University quando ha dichiarato che non “c’è nulla di coraggioso chiedendo sacrifici ai più bisognosi che non hanno rappresentanza al Campidoglio”. Ha ragione. Togliere il pane dalla bocca dei poveri per arricchire i benestanti non è solamente antiamericano ma anche anticristiano. A cura di Domenico Maceri.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©