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Monti e Berlusconi irrompono tra i temi degli sfidanti

Sarkozy-Hollande, duello tv tra cifre e nervi

Hollande resiste a Sarko. Tormentone "Moi, president"

Sarkozy-Hollande, duello tv tra cifre e nervi
03/05/2012, 10:05

Sono arrivati accompagnati dalle partner, Carla Bruni e Valerie Trierweiler, negli studi televisivi della banlieue parigina intorno alle 20:40 di ieri sera per prepararsi al faccia a faccia a quattro giorni dal ballottaggio. I due candidati alle presidenziali francesi, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande, si sono sfidati per due ore e mezza in diretta sulla tv pubblica France 2 e dalla privata Tf1 moderati da Laurence Ferrari (Tf1) e David Pujadas (France 2). Tensione alle stelle, provocazioni in libertà, qualche insulto, la maratona di due ore e mezzo è diventata un'incredibile marcialonga di quasi tre ore, senza un'interruzione, senza pause, senza mai tirare il fiato. Come era nelle previsioni, Nicolas Sarkozy - sotto di otto punti nei sondaggi sul ballottaggio di domenica prossima - ha vestito i panni dello sfidante, del provocatore, del candidato meno sicuro di sè che ha provato in ogni modo a stanare l'avversario. Francois Hollande, incerto nella prima parte, migliore dell'avversario quando per un'ora sono piovute soltanto cifre - deficit, debito, crescita, disoccupazione, fisco - zoppicante su immigrazione e nucleare, alla fine non ha perso. Alla fine, Hollande era tranquillo e sicuro di sè, Sarkozy era stanco e per la prima volta ha dato l'impressione di aver capito che l'avventura all'Eliseo potrebbe davvero essere finita. 

Hollande ha attaccato per primo sul «rassemblement», un mito della politica francese, il paese unito che Sarkozy ha invece «spaccato». Poi è entrata in campo la Germania e il suo modello, che entrambi hanno innalzato ad esempio ma che Sarkozy ha detto di aver imitato nei fatti - con l'Iva antidelocalizzazioni - mentre Hollande «propone tutto il contrario». Più tardi, dopo la pioggia di cifre e le verità che si sovrapponevano («Lei mente», «Se non venisse da lei, che ha per abitudine di dire questa parola, sarebbe insopportabile per me...»), è tornata in ballo l'Europa: «Lei non ha ottenuto nulla dalla signora Merkel - ha detto Hollande a Sarkozy - se lei fosse stato libero di portare avanti la politica di crescita lo avrebbe fatto, è stata la signora Merkel che glielo ha impedito, lei ha ceduto e si è assunto una grande responsabilità». «Lei osa dire che non ho ottenuto niente dalla Germania? - ha tuonato il presidente - È falso. Se la BCE presta denaro all'1% alle banche in violazione della lettera dei trattati è perché io ho ottenuto questo al vertice di Strasburgo dalla Germania». Sull'immigrazione, tema attesissimo, Hollande ha accusato il colpo, soprattutto quando Sarkozy - che giocava «in casa» in questa materia - gli ha ricordato che la legge sul burqa che oggi i socialisti difendono all'epoca non la votarono. Male il socialista anche sul nucleare, quando Sarkozy ha definito «gravissimo» per la Francia pensare di fare dietro-front sulle centrali per «il 2,3% della signora Joly», la candidata ecologista alleata dei socialisti. 

Ma alla fine, con il suo «Moi, president», che già promette di diventare un tormentone o un pezzo rap, Hollande ha messo un'ipoteca sull'Eliseo: «Io presidente, farò in modo che il mio comportamento sia esemplare; io presidente, farò un governo paritario fra uomini e donne; io presidente, i ministri non potranno avere altri mandati; io presidente, avvierò grandi dibattiti nella società...». E così via, come un mantra. Sarkozy si è rifugiato all'angolo, ricorrendo al sarcasmo: «Un bel discorso, ho le lacrime agli occhi». Infine un colpo basso, decisamente fuori posto e nel momento sbagliato, il riferimento velenoso al «partito che voleva candidare Dominique Strauss-Kahn» a una manciata di minuti dalla fine del dibattito. Non ha lasciato nulla di intentato Nicolas Sarkozy ma, se prima di stasera la strada per l'Eliseo per lui era in salita, ora fare il bis diventa un'impresa.

"Berlusconi non è mio amico" - Le figure di Mario Monti e Silvio Berlusconi irrompono nel confronto televisivo tra il candidato socialista alle presidenziali francesi, Francois Hollande e il presidente uscente Nicolas Sarkozy. Quando quest’ultimo sottolinea la necessità di introdurre la dimensione della crescita nel fiscal compact, il patto di bilancio dell'Ue approvato lo scorso marzo a Bruxelles, Hollande torna a dire che in Europa molti leader liberali e conservatori - tra cui il presidente del Consiglio Mario Monti - cominciano a sostenere la sua idea. «Mario Monti, che non ha la mia stessa sensibilità politica, è cosciente che non si può vivere in recessione», ha detto il socialista, spiegando che nel Vecchio continente «c’è necessità di ridurre il deficit, ma sono contrario al fatto che non ci sia stata alcuna dimensione di crescita». Per Hollande, in sintesi, oggi «si impone ai Paesi un'austerità generalizzata, alla Grecia, alla Spagna all'Italia e anche alla Francia». Siamo «condannati per sempre all'austerità senza che il deficit venga ridotto, perché senza crescita è impossibile». La figura dell'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è stata invece al centro di un siparietto tra i due candidati. «L'Italia è stata governata per anni da uno dei tuoi amici, Silvio Berlusconi» ha detto Hollande rivolgendosi a Sarkozy, dopo che quest'ultimo aveva criticato la Spagna socialista di Josè Louis Rodriguez Zapatero. «Berlusconi non è mio amico perché ha auspicato la tua elezione - ha subito replicato Sarkozy. Ma Hollande non ha mollato, facendogli notare che l'ex presidente del consiglio italiano è iscritto al partito popolare europeo, lo stesso di Sarkozy. «Berlusconi non è nel mio partito», ha replicato secco Sarkozy.

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di Veronica Riefolo
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