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Rapiti cinque inegneri iraniani

Scontri in Siria, 250 vittime in 72 ore

Appello degli oppositori all'Onu

Scontri in Siria, 250 vittime in 72 ore
21/12/2011, 20:12

BEIRUT – La vigilia dell'arrivo della prima squadra di osservatori arabi a Damasco per monitorare l'applicazione del piano della Lega Araba per la fine delle violenze, è stata caratterizzata oggi dalla denuncia di attivisti sull'uccisione di decine di persone, tra civili e soldati disertori in diverse località del Paese, e dalla notizia del rapimento a Homs di otto ingegneri di varie nazionalità, cinque dei quali iraniani. Stando ai bilanci, in continuo aggiornamento, forniti dai Comitati di coordinamento locale e dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), da lunedì ad oggi almeno 250 siriani sono stati uccisi in scontri tra disertori e milizie lealiste e nell'ormai quotidiana repressione militar-poliziesca delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. L'agenzia ufficiale Sana ha dal canto suo riferito dell'uccisione da parte di bande armate di cinque persone, di cui tre civili, un colonnello e un autista di un mezzo militare, e del ferimento di altri 12 a Homs. L'agenzia fornisce però solo le generalità del militare e di uno dei tre civili, una donna. Sempre la Sana parla di arresti di decine di ricercati a Idlib e Daraa e di scontri a fuoco con terroristi a Homs. Molti di loro - scrive l'agenzia - sono morti o sono stati feriti. Per gli attivisti le località dove si sono registrate, anche oggi, le uccisioni più numerose sono quelle della regione nord-occidentale di Idlib, a Homs e dintorni, quelle attorno a Hama e altre nei pressi di Daraa, capoluogo meridionale, dove in serata almeno 15 civili di Dael che partecipavano a un funerale di un «martire» sono stati falciati - secondo la versione fornita dai Comitati di coordinamento che pubblicano una lista dettagliata delle vittime - da colpi di arma da fuoco sparati da forze di sicurezza. La tv di Stato ha invece trasmesso stasera la confessione del terrorista Khaled as Sayes, 30 anni, di professione imbianchino, operativo con la sua squadra alla periferia nord e sud di Damasco. Il terrorista ha detto di aver agito così per soldi. In questo clima è atteso domani l'arrivo della prima squadra di 30 osservatori della Lega Araba a Damasco: un'avanguardia guidata dal diplomatico egiziano Samir Sayf al Yazal, che preparerà il terreno logistico per l'arrivo degli altri 120 osservatori, che saranno operativi entro la fine del mese. L'intera missione sarà guidata dal generale sudanese Muhammad al Dabi, già capo dei servizi di sicurezza militari di Khartum e coordinatore tra il governo sudanese e le forze d'interposizione congiunte Onu-Unione africana dispiegate nel Darfur. Il Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma dell'opposizione all'estero a cui hanno aderito anche alcuni Comitati di coordinamento locali, ha intanto invocato oggi una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu per discutere la creazione, a Idlib e Homs, di aree sotto la protezione internazionale. Il Cns ha anche denunciato «i massacri» in corso da parte del regime. Il ministero degli esteri di Damasco, per bocca del suo portavoce Jihad Maqdisi, ha risposto affermando che «l'opposizione siriana tenta continuamente di sabotare il protocollo (degli osservatori) e cerca di spingere per un intervento straniero invece di accettare l'invito al dialogo». In mattinata si era diffusa la notizia del rapimento nei pressi di Homs di otto ingegneri, di varie nazionalità, che lavoravano a una centrale elettrica nella zona industriale. Successivamente, da Teheran e dall'ambasciata iraniana a Damasco, si è appreso che cinque degli otto rapiti sono iraniani ma non sono stati forniti altri particolari. Il ministro degli esteri libanese, Fayez Ghosn, aveva in precedenza affermato che terroristi di al Qaida sono operativi in Siria provenienti da una regione a maggioranza sunnita della valle orientale della Bekaa. 

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di Valerio Esca
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