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Ankara rafforza la difesa; Damasco schiera i carri armati

Scontro Turchia-Siria: è quasi guerra lungo il confine

Erdogan chiede alla Nato la no fly zone sui cieli siriani

Scontro Turchia-Siria: è quasi guerra lungo il confine
29/06/2012, 15:06

ANKARA - Mantenendo fede all’ultimatum lanciato pochi giorni fa, la Turchia è passata dagli avvertimenti ai fatti e ha rafforzato la propria difesa militare al confine con la Siria. Si tratta di una striscia di terra lunga circa 900 chilometri, dove venerdì scorso si è consumato l’abbattimento del caccia F-4 turco da parte della contraerea siriana, e lungo la quale ora il governo di Ankara ha inviato i proprio mezzi militari, batterie antimissile e carri armati. I mezzi militari, infatti, hanno lasciato la base costiera di Iskenderun, nella provincia di Hatay, diretti verso i comuni di frontiera Altinozu, Reyhanli e Yayladag, dove si trovano i più grandi campi di rifugiati siriani.
Dopo l’abbattimento del jet militare, la tensione tra i due Paesi continua a tenersi alta, al punto tale che tra essi sembrano spirare veri e propri venti di guerra. La decisione di Ankara di rafforzare la propria difesa armata lungo il confine con la Siria, tra l’altro, lascia ben intendere come il Paese della Mezzaluna si prepari a rispondere a qualsiasi violazione dello spazio aereo da parte delle truppe di Damasco: è stato lo stesso premier Recep Tayyip Erdogan ad annunciare martedì che d’ora in poi le forze di Ankara risponderanno a qualsiasi violazione del confine.

NEL GIRO DI POCHE ORE ARRIVA LA RISPOSTA SIRIANA
Non si fa attendere la risposta del regime siriano di Bashar al-Assad, che risponde all’avvertimento del governo turco allo stesso modo: schierando 170 carri armati a nord di Aleppo, vicino al confine con la Turchia. La notizia giunge mentre nella periferia di Damasco, nella città di Douma, si è consumato un nuovo massacro di civili (con 44 morti). La mossa siriana arriva a poche ore dello spiegamento di batterie antimissile, carri armati e truppe lungo la frontiera siriana da parte di Ankara, decisa a rafforzare le sue difese e ad agire militarmente contro Damasco qualora dovesse presentarsene la necessità. Fra i due Paesi, dunque, la tensione è ormai alle stelle e, non a caso, Ankara ha chiesto alla Nato di creare una no fly zone sulla Siria, come riferito dal quotidiano turco “Vatan”, che ha citato fonti del Dipartimento della Difesa Usa. Secondo il sito “Debkafile”, vicino all’intelligence israeliana, anche l’Arabia Saudita inoltre teme un improvviso precipitare della situazione nelle prossime 48 ore e sta spostando unità speciali, carri armati, missili e batterie contraeree verso le frontiere dell’Iraq e della Giordania. Intanto si attende con ansia la riunione del cosiddetto Gruppo di azione, che si terrà domani a Ginevra (sarà presente anche la Russia) e in cui si discuterà la road map messa a punto dall’inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan.

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di Antonio Formisano
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