Dal mondo / Europa

Commenta Stampa

D'accordo anche l'opposizione: "Scozia non indipendente"

Scozia verso l'euro? Cameron contro la secessione

Il 35% degli scozzesi appoggia l'indipendenza

Scozia verso l'euro? Cameron contro la secessione
11/01/2012, 19:01

LONDRA - Sono l'uno contro l'altro praticamente su tutto, ma il premier David Cameron ed il leader dell'opposizione Ed Miliband sono d'accordo almeno su una cosa: la Scozia non deve diventare indipendente. I due oggi hanno fatto fronte unico sulla questione, dichiarandosi entrambi fermamente contrari allo scioglimento dell'Unione di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. E, nel pomeriggio, un portavoce di Cameron si è spinto oltre, sottolineando gli interrogativi finanziari che l'indipendenza scozzese aprirebbe. La Scozia potrebbe infatti trovarsi costretta ad adottare l'euro, e in ogni caso, separandosi da Londra, si accollerebbe una buona fetta del deficit del Regno Unito. «Quando si inizia ad analizzare la questione dell' indipendenza, una parte di essa è la valuta», ha detto il portavoce, proseguendo: «La Scozia manterrebbe la sterlina? E se sì, come funzionerebbe? O si unirebbe all'euro?». Le questioni della valuta e del deficit si uniscono a quelle dell'economia, della difesa, della costituzione e della rappresentanza in Europa tra i vari interrogativi ai quali si dovrebbe trovare risposta prima di un referendum sull'indipendenza della Scozia. Fino ad ora solo il 35% degli scozzesi appoggia l'indipendenza e il leader dell'Snp Alex Salmond spera dunque di riuscire a prendere tempo per raccogliere un maggior numero di consensi e rinviare dunque le consultazioni. Preso di contropiede nel fine settimana da Cameron, che ha offerto la possibilità di un referendum approvato da Westminster, ma gestito da Londra, già nel 2013, Salmond oggi ha replicato che il referendum si terrà invece nel 2014 con tutta la gestione affidata al parlamento scozzese di Holyrood. Il leader degli indipendentisti ha inoltre accusato Cameron di «voler decidere le regole per il nostro referendum pur non avendo alcun mandato che glielo permetta». Secondo alcuni analisti, Salmond punterebbe in realtà ad un'opzione di devolution maggiorata, ovvero ad una Scozia ancora parte del regno Unito ma con maggior controllo sulle sue finanze, con il potere di tenere nelle sue casse i profitti della vendita del petrolio del mare del Nord e di fissare una tassa sulle imprese minore di quella inglese.

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©