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E' il terzo attacco in pochi giorni

Sharm el Sheikh: turista uccisa da uno squalo


Sharm el Sheikh: turista uccisa da uno squalo
05/12/2010, 18:12

SHARM EL SHEIKH (EGITTO) - Ancora una volta in pochi giorni, un bagnante è stato aggredito da uno squalo; ma questa volta gli esiti sono stati letali. La vittima è una turista 70enne di origine tedesca, attaccata mentre stava nuotando in una zona di mare chiamata Market garden, davanti alla spiaggia privata dell'albergo. Si tratta di un tratto di mare che era stato appena riaperto, dopo il divieto di balneazione scattato dopo i primi due attacchi avvenuti nella zona. Lo squalo le ha tranciato la coscia sinistra e l'avambraccio destro, determinandone la morte.
Dopo i tre attacchi di martedì e mercoledì scorso, in cui erano rimasti feriti tre turisti russi a gambe o braccia, mentre un quarto - un ucraino - si era ferito finendo su un banco di coralli mentre cercava di sfuggire all'aggressione di un altro squalo, la balneazione era stata sospesa. Dopo di che esperti del campo avevano catturato due squali, un mako ed un "pinna bianca" e si riteneva che il pericolo fosse stato eliminato. Ma secondo le fotografie scattate durante le aggressioni, c'è ancora uno squalo pericoloso: un longimanus, che porta la cicatrice di un morso o del passaggio di un'elica.
Nonostante tutto, questi attacchi sono insoliti, per quella zona. Probabilmente a spingere gli squali verso riva è la scarsità di pesci, dato che i pescherecci stanno depauperando incredibilmente la fauna sottomarina. La cosa strana è che, quando è stato aperto lo stomaco degli squali catturati, non è stata trovata traccia di carne umana. Quindi non si esclude che gli attacchi siano stati effettuati perchè gli squali hanno considerato gli esseri umani come potenziali rivali nel disputarsi il poco pesce rimasto. Così come può darsi che gli squali siano stati attirati dal molto sangue versato nelle acque lo scorso week end, quando è stata festeggiata la Festa del Sacrificio, durante la quale vengono uccisi molti montoni. E i resti non edibili vengono scaricati a mare.

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di Antonio Rispoli
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