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Si avvicina una guerra atomica tra Israele e Iran?


Si avvicina una guerra atomica tra Israele e Iran?
22/05/2009, 12:05

Negli ultimi giorni, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è recato a Washington, per parlare col presidente americano Barack Obama. Al termine dell'incontro ha lanciato un ultimatum all'Iran: entro fine anno Teheran deve chiudere i propri impianti per la produzione del nucleare, altrimenti Israele prenderà provvedimenti. Quali, è facile immaginare: Israele ha sempre risolto le situaizoni con la forza militare. Questa volta però sembra che gli USA non sosterranno incondizionatamente Tel Aviv, almeno a giudicare il fatto che è stato inviato - sempre secondo ricostruzioni - il capo della CIA Leon Panetta a riferire che gli USA non vedrebbero di buon occhio un attacco all'Iran, così importante per cercare di pacificare l'Afghanistan.
Tuttavia un attacco militare israeliano all'Iran comporta dei rischi notevoli. Innanzitutto le due nazioni non hanno confini comuni, e un attacco con una traiettoria diretta non è considerabile, visto che si dovrebbe passare sul territorio iracheno, dove gli israeliani non sono amati. L'unica soluzione sarebbe attaccare passando tra Iraq e Turchia, sul Kurdistan. Ma si tratta di 2000 Km di tragitto, una distanza limite per gli F-15E e gli F-16, entrambi di fabbricazione americana, che formano la spina dorsale dell'aviazione offensiva con la stella di David. Inoltre, i punti da colpire sono tanti, e il centinaio scarso di apparecchi israeliani non può colpirli tutti. Senza dimenticare che comunque ogni postazione è protetta da missili antiaerei, e per un aereo, arrivare in zona pericolosa con molto carico (una bomba pesa oltre due tonnellate, se usano quelle per distruggere i bunker), rischia di essere pericoloso. Meno rischioso per Israele può essere un attacco con missili balistici, i Jericho II e III, che arrivano fino a 6500 chilometri. Ma i missili, anche se molto precisi, non sono così precisi; ed è difficile che creino tali danni da fermare la produzione. Senza contare che questo richierebbe di avere un contraccolpo politico negativo per Israele, che negli ultimi anni comincia ad essere malvista in Occidente, per i continui attacchi portati contro civili palestinesi e nel 2006 contro quelli libanesi. Inoltre, se si attaccano questi punti di produzione, c'è il rischio di fall-out radioattivi che i venti porterebbero sui terreni dei tradizionali alleati statunitensi dell'area: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar. E questa potrebbe essere una cosa negativa. Inoltre, l'Iran potrebbe reagire. Non ha molti mezzi con cui colpire pesantemente Tel Aviv (gli israeliani hanno un ottimo sistema antimissile integrato e una difesa antiaerea praticamente insuperabile), ma potrebbe logorarlo finanziando più ampiamente i gruppi come Hamas al confine sud e gli Hezbollah al confine nord.

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di Antonio Rispoli
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