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Intanto Damasco risponde ad Annan sul “piano di pace”

Siria: anche Norvegia e Turchia tornano a casa

Chiuse le loro ambasciate. Ancora violenza nel Paese

Siria: anche Norvegia e Turchia tornano a casa
27/03/2012, 09:03

DAMASCO – Seguendo la mossa già effettuata dagli Stati Uniti e da altri paesi del Golfo, anche la Norvegia e la Turchia hanno deciso di chiudere la propria ambasciata a Damasco, in Siria. “Per motivi di sicurezza” viene fatto sapere nella nota ufficiale, ma anche e soprattutto “per lanciare un forte messaggio politico al regime siriano, dopo un anno di spargimenti di sangue”. L’escalation di violenza che sta colpendo la Siria, dunque, mette in allarme tutti, ed è in nome di questa che cresce il numero dei paesi che scelgono la via del ritorno a casa. Pochi giorni fa è toccato all’Italia, oggi, invece, a decretare il ritorno in patria dei propri rappresentanti impegnati a Damasco sono stati il governo turco e il governo di Oslo: anche se quest’ultimo ha precisato che comunque nella capitale siriana resterà solo un diplomatico norvegese, che lavorerà dall’ambasciata della Danimarca.
Intanto, dal punto di vista diplomatico, tutta l’attenzione si concentra sul lavoro dell’inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba, Kofi Annan. Sul tavolo degli incontri avuti con i diversi paesi, e in primis con il presidente siriano Bashar al-Assad, c’è il “piano di pace” in sei punti: questo chiede la fine dei combattimenti, il ritiro delle forze governative dalle città ribelli della Siria e prevede l’arrivo di aiuti umanitari e l’avvio del dialogo nazionale. Proprio sul “piano di pace” di Kofi Annan si attendeva una risposta da parte del regime siriano: dopo giorni di silenzio al riguardo, oggi viene fatto sapere che una risposta, seppur formale, da parte di Damasco è arrivata. Non si conosce il contenuto del messaggio, ma si attende ora una risposta da parte dell’inviato Onu-Lega Araba, che dovrebbe arrivare in tempi rapidi. Lo stesso Kofi Annan, intanto,  è tornato a ribadire che la crisi in Siria “non può protrarsi all’infinito”, anche se, al momento, non è possibile definire una “tabella di marcia” per la sua fine.

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di Antonio Formisano
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