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i sindaci di Gioia Tauro e San Ferdinando in rivolta

Siria, armi chimiche dirette al porto di Gioia Tauro

Le operazioni di trasbordo saranno completate a febbraio

Siria, armi chimiche dirette al porto di Gioia Tauro
16/01/2014, 18:13

GIOIA TAURO - Le armi chimiche provenienti dalla Siria, depositate in circa 1.500 container a bordo della nave danese Arc Futura, transiteranno al porto di Gioia Tauro, in Calabria, dove la nave farà scalo, per essere in seguito trasbordate sulla nave Cape Ray. La notizia ha immediatamente scatenato le reazioni dei sindaci di Gioia Turo e di San Ferdinando, a cui non sono mancate le risposte del Governo, della Bonino e di Lupi.


“Mettono a repentaglio la mia vita – ha detto il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore –. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone. È gravissimo. Forse il ministro Bonino non sa cos'è la democrazia. È gravissimo. La solita scelta calata dall'alto. Siamo considerati una popolazione di serie B. Tra l'altro, qui non c'è un ospedale attrezzato”. Dello stesso parere è Domenico Madaffari, sindaco di San Ferdinando, comune in cui ricade il 75% del porto, tutte le banchine. “Stiamo valutando di emettere un'ordinanza per chiudere il porto – ha detto Madaffari –. Vedrò con i colleghi di Gioia e Rosarno cosa si può fare con molta calma. Voci riferiscono dell’arrivo della nave domani”.
Mentre le autorità locali hanno organizzato un vertice per discutere del caso, al termine del quale è possibile che venga presa la decisione di chiudere il porto, il Governo assicura che le operazioni verranno svolte nel più breve tempo possibile e che verranno rispettati i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, parla dell’operazione come di un importante contributo internazionale dell’Italia all’obiettivo della creazione di una zona mediorientale priva di armi di distruzione di massa. “Si tratta della più importante operazione di disarmo negli ultimi dieci anni – ha detto il ministro Bonino –. Nella decisione di quale porto italiano scegliere per il trasbordo delle armi chimiche siriane sono stati consultati anche l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, il ministro dell'Interno e della Difesa oltre a quello dei Trasporti”. Più categorico è stato il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha detto: “Il porto di Gioia Tauro non chiude, altrimenti occorre farlo per le operazioni analoghe che vi si svolgono tutto l'anno. Anche in questo preciso momento si sta lavorando a materiali chimici nello scalo calabrese”.


L’Opac, intanto, ha detto che i tempi del trasbordo delle armi chimiche non dovrebbero superare la prima metà del mese di febbraio e che la distruzione della stesse armi a bordo della nave americana dovrebbe avvenire nel giro dei prossimi due mesi.

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di Vanessa Ioannou
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