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Ieri uccise 23 persone in diverse località del Paese

Siria: carri armati nella città di Latakia


Siria: carri armati nella città di Latakia
13/08/2011, 11:08

BEIRUT - Ancora proteste contro il regime del presidente Bashar al-Assad in Siria. Ieri, i “focolai” insurrezionali, innescatisi nella città di Latakia, sono stati prontamente “sedati” dall’esercito siriano;  poco  prima dell'alba,  i carri armati sono entrati in città ,  principale porto della Siria. A riferirlo,  il capo dell'Osservatorio per i diritti umani nel Paese, l'attivista Rami Abdul-Rahman, che ha spiegato che nel quartiere di al-Ramel sono scherati circa 20 mezzi corazzati e altri per il trasporto dei militari. Ieri le forze della sicurezza siriana hanno ucciso 23 persone in diverse località del Paese, come riferisce la Federazione dei comitati di coordinamento della Rivoluzione siriana. Si stima che siano circa 1.770 i civili e 410 i militari morti da quando e' scoppiata la rivolta a metà  marzo, come denuncia l'Osservatorio siriano per i diritti umani da Londra. 
RIVOLTA IN SIRIA E REPRESSIONE DELLE PROTESTE
Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria viene coinvolta in forti manifestazioni e proteste contro il regime dittatoriale di al-Asad. Le proteste, iniziate nel Sud, al confine con Israele, si espandono lentamente in tutto il Paese, fino alla capitale. Nonostante le promesse di riforme, al-Asad intraprende una operazione a larga scala di sistematica repressione sanguinosa delle proteste, con l'utilizzo dell'esercito e anche di sistemi come la tortura e le fosse comuni per seppellire i cadaveri dei manifestanti. A giugno 2011 al-Asad ha la meglio sui ribelli, e in molti sono costretti a fuggire in Turchia, con grande preoccupazione del premier turco Erdoğan. I gruppi per i diritti umani parlano di sterminio di 1.300 persone ribelli e manifestanti, a cui si unisce la morte di 300 soldati del regime.
IL PRESIDENTE BASHAR AL-ASAD
Ha attuato delle politiche, sia interne sia estere, molto controverse, a causa dell'appartenenza al gruppo religioso siriano, assolutamente minoritario, degli Alauiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da Ḥāfiẓ al-Asad. Bashar è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del paese che già s'era ribellata nella cittadina di Hama nel settembre del 1982, e in misura non meglio chiaribile è senza dubbio giudicato negativamente dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura del profeta Muhammad, qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto governativa quanto della Fratellanza, desiderosa ancora una volta di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. La Siria, paese non precisamente petrolifero e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta la punta più avanzata anti-israeliana nell'area della cosiddetta "Mezzaluna Fertile" (Palestina, Giordania, Libano, Siria) e da sempre reclama la restituzione dei suoi territori occupati da Israele in seguito alla guerra del giugno 1967. È per questo che la Siria da sempre ospita i movimenti più accesamente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore) alla più recente organizzazione palestinese Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione Europea.Bashār al-Asad è in rotta di collisione con le leadership dei paesi filo-americani e filo-israeliani sui seguenti punti:il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese degli Hezbollah;a protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Sirial'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della cittadina di Qunaytra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a un'adeguata soluzione del problema palestinese, ivi compreso il ritorno dei suoi profughi nelle loro proprietà, inglobate senza alcuna indennità da Israele a seguito dei vari conflitti arabo-israeliani intercorsi. Tutti questi punti, tuttavia, gli hanno donato fino al 2011 una grandissima popolarità presso le opinioni pubbliche di quegli stessi governi che si comportano diversamente, oltre ad averlo messo in sintonia con le posizioni dell'Iran, paese la cui influenza regionale sta crescendo vertiginosamente grazie agli sviluppi politici in Iraq e Libano.

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di Rosario Scavetta
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