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Mosca cambia posizione e condanna il regime di Assad

Siria: continua la repressione. Intanto si riunisce l’Onu

Riunione di emergenza. Si fa strada l’ipotesi di intervento

Siria: continua la repressione. Intanto si riunisce l’Onu
01/08/2011, 19:08

DAMASCO - Non si ferma il massacro dei civili in Siria ad opera delle forze di sicurezza siriane. Dopo la mattanza di ieri, le cifre parlano di 136 vittime, tra cui anche molte donne e molti bambini, i carri armati del presidente Bashar Al Assad sono tornati in città anche oggi: nella cittadina ribelle, a 200 chilometri a nord di Damasco, quattro sono le vittime civili odierne e non è da escludere che tale cifra sia destinata a crescere.
L’ondata di violenza che si sta registrando in Siria mette in allarme tutti i Paesi. Mosca, tradizionale alleato di Damasco, rompe per la prima volta il silenzio e chiede che “l’uso della forza contro i civili cessi immediatamente”. Non è da meno la Gran Bretagna che ipotizza, per la prima volta dall’inizio della protesta siriana, l’ipotesi di un intervento militare. Tesi che richiederebbe comunque, come per la risoluzione 1973 sulla Libia, il via libera dell’Onu. Dalla Nato però arriva un primo stop: “non ci sono, a differenza della Libia, le condizioni necessarie per un intervento armato dell’Alleanza”, ha fatto sapere il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. L’Ue dal canto suo ha esteso oggi ad altri 5 membri dell’entourage del presidente Assad le sanzioni già in vigore: queste riguardano il divieto di espatrio e il congelamento dei fondi. Sanzioni che allo stato attuale colpiscono diversi esponenti del regime, ma non il presidente siriano.
Intanto in serata, su iniziativa di Italia e Germania, si riunirà il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Sarà una riunione d’emergenza sulla crisi libica a porte chiuse, durante la quale la comunità internazionale si interrogherà e deciderà sulla possibilità di un intervento militare. Finora ogni tentativo di denunciare la repressione siriana era stata vanificata dall’opposizione di Russia e Cina, Paesi con diritto di veto. Ma oggi qualcosa sembra essere cambiato: Mosca infatti ha cambiato posizione, chiedendo al regime di Bashar el Assad di porre fine “immediatamente all’uso della forza contro i civili”. A favore di una condanna si erano espressi Gran Bretagna, Francia, Germania, Portogallo e Stati uniti. Contro, finora, Russia, Cina, Sud Africa, India e Brasile.


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di Antonio Formisano
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