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Cessate il fuoco non rispettato. Ieri 60 morti

Siria: continuano gli scontri. Esplode autobomba a Damasco

Sono attesi per la prossima settimana gli osservatori

Siria: continuano gli scontri. Esplode autobomba a Damasco
24/04/2012, 10:04

DAMASCO – Il paese siriano è ancora sotto i bombardamenti. Né il “cessate il fuoco”, in vigore da circa due settimane, né l’invio dei 300 osservatori, per monitorare la situazione, e tanto meno il nuovo pacchetto di sanzioni approvato contro il regime sono riusciti, almeno per il momento, a porre fine al bagno di sangue in cui il Paese è precipitato. Con l’alba del nuovo giorno sono ripresi a pieno ritmo i cannoneggiamenti delle forze di sicurezza siriane in diverse aree della provincia di Homs. Non che ieri sia stato un giorno di tregua: il bilancio delle vittime del lunedì appena trascorso, infatti, secondo l’Osservatorio umano per i diritti siriani, è stato di circa 60 morti. Oggi invece ad essere particolarmente colpite sono Homs e la provincia settentrionale di Idlib, dove le forze governative hanno condotto alcuni raid in diverse zone lungo il confine, in cerca dei militari disertori riunitisi nell’Esercito siriano libero. A Damasco, invece, un’autobomba è esplosa nel pieno centro moderno, causando il ferimento di tre persone, la morte di una e danni agli edifici circostanti. A riferirlo è stata la tv di Stato con una scritta in sovrimpressione, precisando che “terroristi hanno piazzato un ordigno all’interno di un’auto nei pressi della moschea a piazza Merge”. Intanto è atteso per la prossima settimana l’arrivo dei 300 osservatori, ma nel Paese mediorientale si continua a sparare nonostante la presenza sul terreno di un’avanguardia della missione di pace. Il proseguire dei combattimenti è tale da preoccupare gli Stati Uniti: lo ha detto la portavoce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland, spiegando che Washington si aspetta “che gli osservatori dispongano di una totale libertà di movimento, di contatti senza restrizioni con i siriani e di accesso alle zone della Siria che giudichino importante sorvegliare”. La Nuland ha poi aggiunto che gli Stati Uniti temono che le forze del regime possano interrompere i loro attacchi ai cittadini in presenza degli osservatori, per poi riprenderli alla loro partenza.

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di Antonio Formisano
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