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Intanto continuano i bombardamenti sul terreno

Siria: giunti a Damasco i primi sei osservatori Onu

Dovranno controllare il rispetto del “cessate il fuoco”

Siria: giunti a Damasco i primi sei osservatori Onu
17/04/2012, 09:04

DAMASCO – È ufficialmente cominciato il lavoro dei primi osservatori delle Nazioni Unite a Damasco. Si tratta di sei persone, tutte disarmate, giunte nella capitale siriana ieri, alle quali spetterà il compito di controllare che venga rispettato il “cessate il fuoco” entrato in vigore, a quanto pare solo parzialmente, il 12 aprile scorso. A questi, nelle prossime ore, si aggiungeranno altri ventiquattro militari Onu. Secondo quanto stabilito dalla risoluzione 2042 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la prima votata all’unanimità (e quindi anche da Cina e Russia) da quando il paese siriano è in rivolta, la squadra di osservatori avrà una missione tanto specifica, quanto ardua: il compito di questi inviati sarà, da qui a giugno, quello di far rispettare tutti i sei punti del piano di pace di Kofi Annan, che prevede, oltre al “cessate il fuoco” da tutte le parti, anche il ritiro della forze armate siriane dai centri abitati ribelli, la libertà di manifestazione e l’avvio della transizione politica.
Neppure l’inizio di questa nuova missione di osservatori, però, sembra porre fine ai combattimenti sul terreno. I Comitati di coordinamento locali degli attivisti, infatti, riferiscono dell’uccisione di 30 persone, tra cui due minori, due donne e due disertori, dalle forze governative in varie località del Paese. L’esercito ha bombardato obiettivi anche a Homs per il terzo giorno consecutivo, nonostante la promessa fatta all’inviato di pace Kofi Annan di ritirarsi dalle città e far tacere le armi. Intanto, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha espresso forte preoccupazione per le violazioni della tregua in Siria, che solo ieri sarebbero costate la vita, secondo fonti dell’opposizione, a diversi civili in varie parti del paese. Khaldiye, uno dei quartieri di Homs, la città roccaforte della rivolta contro il presidente Bashar Assad, infatti sarebbe stata più volte colpita dall’esercito.

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di Antonio Formisano
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