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Strade dedicate ai martiri anti-regime di al-Assad

Siria, GoogleMap cambia i nomi alle strade di Damasco. Insorge il regime

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Siria, GoogleMap cambia i nomi alle strade di Damasco. Insorge il regime
16/02/2012, 11:02

La Siria, i martiri e Google. È questo il triangolo al centro della battaglia tra il dittatore al-Assad e l’opposizione al regime siriano. Pare infatti che la cartina virtuale di Damasco riportata su GoogleMap stia, ad una ad una, cambiando i nomi delle strade principali della capitale della Siria. In particolare, la correzione che ha mandato su tutte le furie l’attuale dittatore, Bashar al-Assad, è quella relativa alla strada intitolata al defunto presidente Hafez al-Assad, suo padre. La via ora porta il nome di Ibrahim al-Kashosh, uno dei martiri della rivolta popolare, nonché autore del canto “Forza, vattene, Bashar”, che fu ucciso nel luglio del 2011. Ma la trasformazione della versione virtuale delle mappe di Damasco sta proseguendo inesorabile. Numerose sono le strade e le piazze che stanno cambiando nome, diventando simboli commemorativi dei martiri caduti nella lotta per la libertà dal regime di al-Assad. Il “fenomeno” è frutto della tecnica cui i vertici di Google si affidano per tenere sempre aggiornate le loro cartine ed evitare che diventino obsolete. E cioè del “crowd-sourcing”, un neologismo che definisce un modello in cui il popolo, le persone, sono fonti di notizie. Una vera e propria collaborazione di massa grazie alla quale la gente diventa parte attiva, e autorevole, all’interno di un progetto. Così in casa Google avviene che, raggiunto un numero sufficiente di segnalazioni, scatti la revisione delle consultatissime carte geografiche proposte da GoogleMap. Ovviamente previo approvazione degli editor del sito più visitato al mondo. Ma le autorità di Damasco non ci stanno nonostante le dichiarazioni della portavoce di Google, Deanna Yick, che ha asserito: “Le indicazioni che vengono dal pubblico degli utenti sono fonti che per noi hanno autorità”. Il discorso si fa serio, dunque, talmente tanto che il rappresentante siriano alle Nazioni Unite ha promosso una protesta formale definendo l’atteggiamento di Google come una “violazione delle regole sulla toponomastica” accusando poi i vertici del motore di ricerca di far parte di una “congiura straniera” ai danni della Siria. Ma i rapporti tra il leader del World Wide Web ed il mondo arabo si erano già guastati quando un dipendente egiziano di Google fu tra i fautori della rivolta contro Mubarak.

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di Veronica Riefolo
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