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Truppe pronte ad intervenire a Latakia

Siria, governo al collasso: rischio nuove violenze

Tremonti: "Nessuno interverrà, non c'è petrolio"

Siria, governo al collasso: rischio nuove violenze
27/03/2011, 18:03

La situazione sul fronte mediorientale è più incandescente che mai. In Siria i vertici del partito Baath hanno preso la decisione di abrogare la legge d'emergenza in vigore da 48 anni, provocando un’insanabile spaccatura all’interno dell’esecutivo. A riferirlo è la tv panaraba al Arabiya, dopo le anticipazioni del consigliere presidenziale, Buthaina Shaaban. E a quanto sembra il governo siriano si dimetterà con molta probabilità a breve - si parla di martedì - e se ne formerà un altro incaricato di servire meglio gli interessi dei cittadini: lo riferiscono “fonti governative” di Damasco, sempre citate da al Arabiya. L'abrogazione della legge che conferisce poteri speciali alle forze di sicurezza è una delle richieste dei manifestanti che da giorni protestano contro il regime siriano. La legge, instaurata immediatamente dopo l'arrivo al potere della partito Baath nel marzo 1963, impone restrizioni sulla libertà di riunione e di spostamento, e permette l'arresto di “sospetti o di persone che minacciano la sicurezza”. In questo modo è possibile sorvegliare le comunicazioni e fare un controllo preliminare su i giornali, le pubblicazioni, le radio e tutti i mass media.
Le fonti ufficiali siriane citate da Al Arabiya hanno precisato che la direzione del Baath ha deciso l'abrogazione della legislazione d'emergenza “non appena entrerà in vigore la legge per l'antiterrorismo in corso di elaborazione”. Inoltre, secondo le stesse fonti, le autorità siriane avrebbero deciso l'emendamento dell'articolo n.8 della Costituzione, che di fatto definisce il Baath il partito unico, “dopo la promulgazione della nuova legge sui partiti entro questa settimana”.
Intanto il regime siriano ha dispiegato truppe nella città di Latakia, teatro delle violente proteste degli ultimi giorni durante le quali sono state date alle fiamme sedi del partito Baath al potere e cecchini hanno sparato dai tetti contro i manifestanti. Secondo fonti governative citate dai media di Stato, i morti sabato a Latakia sono stati 12. L'intervento dei soldati, giunti a bordo di convogli di camion, ha messo per il momento fine alle manifestazioni. Ma dal web l'opposizione chiama allo sciopero generale in tutta la Siria, dopo le proteste che hanno investito nei giorni scorsi le città di Deera, Latakia e Tafas. La televisione di Stato non ha mandato in onda le immagini delle proteste, ma solo quelle di persone che inneggiavano al presidente Bashar al Assad. I feriti sarebbero 200, gran parte dei quali, secondo fonti governative, appartengono alle forze di sicurezza. Attivisti per i diritti umani hanno parlato di almeno sei morti a Latakia negli ultimi due giorni.
Le autorità siriane hanno rilasciato Diana Jawabra, un'attivista il cui arresto aveva scatenato una serie di proteste nella sua città natale, Deraa, contro il partito al potere, Baath. Uno dei suoi avvocati ha reso noto che Jawabra è stata rilasciata insieme ad altri 16 attivisti politici, tutti fermati durante un sit-in organizzato per reclamare la liberazione dei detenuti politici, tra cui i 15 bambini di Deraa, arrestati perché sorpresi a scrivere graffiti anti-regime sui muri della loro scuola.
E mentre la comunità internazionale s’interroga sugli sviluppi della crisi siriana, Giulio Tremonti dichiara: “Penso che la catena delle rivoluzioni arriverà fino in Asia”, l'analisi del ministro dell'Economia a “In mezz'ora” di Lucia Annunziata su Rai 3. “Ho come l'impressione che non c'è il petrolio e che la voglia di intervento sia minore”, ha aggiunto Tremonti.
Il segretario di Stato americano Hillary Clinton dal canto suo ha detto alla Cbs: “Non ci si deve aspettare adesso che gli Stati Uniti saranno coinvolti in Siria nella stessa misura in cui lo sono in Libia”. In un'altra intervista rilasciata alla Nbc, Hillary Clinton ha aggiunto che nella riunione di martedì prossimo a Londra del Gruppo di Contatto verrà discusso come facilitare l'uscita di scena del colonnello Muammar Gheddafi.

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di Davide Gambardella
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