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Il pugno duro dell’Ue contro Assad: nuove sanzioni in arrivo

Siria: il regime minaccia l’uso di armi chimiche

“Se attaccati, le useremo. Non contro i civili nel Paese”

Siria: il regime minaccia l’uso di armi chimiche
24/07/2012, 09:55

DAMASCO - “Se attaccati, le useremo”: è con queste parole che il regime siriano di Bashar al-Assad ammette, forse per la prima volta in pubblico, di possedere armi chimiche e di essere disposto ad utilizzarle qualora dovesse presentarsene la necessità, ovvero “in caso di aggressione sterna”. Si tratta di una vera e propria minaccia che giunge mentre sul terreno si intensificano i combattimenti tra ribelli e lealisti, in particolar modo ad Aleppo e a Damasco. “La Siria ricorrerà alle armi chimiche solo in caso di aggressione esterna. Queste armi non saranno usate all’interno del Paese contro civili innocenti”, ha infatti detto il portavoce del ministero degli Esteri siriano Jihad Maqdisi rispondendo a chi, come Israele, Stati Uniti e Francia, teme che gli arsenali proibiti possano cadere in mani sbagliate.

Proprio sulla possibilità che la Siria possa utilizzare le cosiddette “armi proibite” fanno sentire la loro voce diversi Paesi. Tale ipotesi allarma tutti: una minaccia “inaccettabile”, ha detto il ministro britannico William Hague; “Mostruosa”, ha rincarato il suo collega tedesco Guido Westerwelle. Mentre secondo il Pentagono il regime siriano “non dovrebbe pensare neanche un secondo di fare uso” di quelle armi. L’unica a gettare acqua sul fuoco è stata l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Catherine Ashton, affermando che “non c’è motivo di preoccupazione immediata”.

Intanto, mentre aumenta la preoccupazione per il possibile uso di armi chimiche da parte del regime di Assad, la Ue vara un giro di vite contro i rifornimenti di armi alla Siria: da mercoledì entrano in vigore nuove sanzioni che obbligano gli stati membri a rafforzare i controlli sulle navi e gli aerei diretti in territorio siriano. L’obiettivo è di escludere il trasporto di armi o di materiale che possa essere utilizzato dall’esercito contro la popolazione civile, colpita a tal punto che il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha parlato di “pulizia etnica” da parte del regime, e l’opposizione.

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di Redazione
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