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Il ministro Lavrov incontra Assad. Non per farlo dimettere

Siria: Italia, Tunisia e Francia richiamano l'ambasciatore

Nuova giornata di combattimenti: bombardamenti a Homs

Siria: Italia, Tunisia e Francia richiamano l'ambasciatore
07/02/2012, 14:02

DAMASCO – L’escalation di violenza che sta straziando la Siria mette in allarme tutti. Ad iniziare dagli Stati Uniti, che ieri hanno deciso di chiudere l’Ambasciata americana a Damasco e in tempi lampo hanno fatto evacuare tutto lo staff dal Paese. Oggi, in nome di una sicurezza che viene a mancare, è toccato ad altri Paesi stabilire il ritiro del proprio ambasciatore. Anche se, viene per il momento precisato, solo “per consultazioni”. Così ha deciso di fare la Tunisia, che dopo il massacro di Homs ha rotto le sue relazioni con Damasco e ha deciso che giovedì farà rientrare a Tunisi il proprio rappresentante delegato. Allo stesso modo ha deciso di fare anche l’Italia. Lo rende noto la Farnesina: il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha disposto il richiamo a Roma, “per consultazioni”, dell’ambasciatore italiano a Damasco Achille Amerio. Viene precisato, però, che l’Ambasciata italiana nella capitale siriana rimarrà comunque aperta e operativa, per garantire l’assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continuare a seguire, con la massima attenzione, gli sviluppi della gravissima crisi in atto. Neppure pochi minuti e arriva la notizia che anche Parigi ha richiamato il suo ambasciatore in patria.
Chi non fa passi indietro è l’Unione europea: “Non abbiamo nessun piano per ritirare le nostre delegazioni da Damasco” in quanto “pensiamo sia importante avere nostri uomini sul terreno dato che nel Paese non c’è una stampa libera”. Lo ha affermato il portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton, ricordando che “spetta agli stati membri decidere se lasciare o meno i propri ambasciatori” in Siria.
Discordante è sempre la Russia, che ad oggi non ha voluto dare il suo ok a nessuna risoluzione presentata in materia di crisi siriana. Dopo aver condannato nei giorni scorsi il testo Onu che condannava il regime siriano, oggi Mosca ha fatto di più. Ha incontrato il presidente Bashar al-Assad. È a Damasco che il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha avuto un faccia a faccia con Assad. “Ogni leader deve essere consapevole delle proprie responsabilità e lei è consapevole delle sue”: è quanto avrebbe detto il ministro degli Esteri russo al presidente siriano, ricordando il desiderio della Russia che “il popolo arabo viva in pace e accordo”. Ma soprattutto, nel corso del colloquio, Lavrov, in perfetta coerenza con la posizione di Mosca adottata fino ad oggi, non avrebbe cercato di convincere Assad a dimettersi. Al contrario, avrebbe sollecitato Damasco a fare le riforme necessarie per il Paese.
Intanto, una nuova giornata di combattimenti è iniziata. Alle 6, ora locale, l’esercito siriano ha ripreso a martellare con l’artiglieria la città ribelle di Homs, dove ieri le forze siriane hanno ucciso almeno 113 persone: lo denuncia l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui 69 persone sono state uccise a Homs e nei villaggi della sua periferia, mentre altre 13 sono morte nella provincia nordoccidentale di Idlib. Altre 15 persone sono state uccise vicino alla capitale Damasco. Oggi la portavoce dell’Unicef, Marixie Marcado, torna ad affermare che, secondo informazioni di organizzazioni locali, oltre 400 bambini sono stati uccisi dall’inizio delle violenze, mentre altri 400 e più si troverebbero in carcere. Secondo fonti, la zona su cui si sta concentrando oggi il fuoco è il sobborgo di Baba Amro.

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di Antonio Formisano
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