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Il portavoce del governo assicura: "Solo 2400 sono illegali"

Siria: l'esodo dei rifugiati, 80mila fuggiti in Giordania

Per l'ingresso in Giordania ogni giorno si fa più difficile

Siria: l'esodo dei rifugiati, 80mila fuggiti in Giordania
21/03/2012, 17:03

AMMAN - A più di un anno dall'inizio della crisi e delle violenze in Siria, per i siriani è ogni giorno più difficile riuscire a fuggire nella vicina Giordania. Così in molti tentano l'ingresso illegale. All'organo d'informazione delle Nazioni Unite “Irin”, il portavoce del governo di Amman, Rakan al-Majali, ha assicurato che solo 2.400 degli 80mila siriani che nell'ultimo anno sono fuggiti nel regno hascemita sono entrati in modo illegale. Tuttavia negli ultimi giorni, secondo l'Islamic Charity Centre Society, sono aumentate le famiglie che hanno scelto la fuga clandestina. Solo nelle ultime due settimane, stando ai dati di Khaled Fayez Ghanem, coordinatore per l'assistenza ai rifugiati siriani a Mafraq, 500 famiglie sono fuggite in Giordania. «Hanno iniziato a impedire alle famiglie di lasciare il Paese - ha detto Ghanem all'Irin - perchè la fuga testimonia l'esistenza di una crisi in Siria». I siriani non hanno bisogno di visto per entrare in Giordania e fino al marzo dello scorso anno, prima dell'inizio della rivolta contro il governo di Bashar al-Assad, migliaia di persone attraversavano ogni giorno il confine tra i due Paesi. Adesso, secondo le testimonianze di rifugiati e operatori umanitari riportate, Damasco ha di fatto chiuso il passaggio ufficiale di frontiera con la Giordania a chiunque - donne e bambini compresi - non abbia già timbri d'ingresso in Giordania sul passaporto e a chi è in possesso di passaporti nuovi di zecca. L'uscita dalla Siria, dove negli ultimi mesi sarebbero stati chiusi molti uffici per il rilascio di passaporti, sarebbe invece ammessa per i giovani che si presentano con le carte in regola da soli al confine.  Secondo Ghanem, alcune famiglie siriane sarebbero riuscite a conquistarsi l'ingresso in Giordania pagando più di 870 dollari a ufficiali siriani. Damasco, ha detto un siriano fuggito in Giordania dopo 147 giorni di carcere in Siria per aver partecipato alle manifestazioni antigovernative a Daraa, «non vuole una fuga di massa dalla Siria e i rifugiati attirano l'attenzione dei media». Mohammad, nome di fantasia per questo giovane siriano che ha lasciato la moglie e i sette figli in patria ed è entrato in Giordania attraverso un buco nel filo spinato che divide il regno hascemita dalla Siria, sostiene di non aver avuto altra scelta. Chi finisce in prigione, dice, viene messo su una lista nera e non gli è permesso oltrepassare il confine. Da un mese i familiari tentano di raggiungerlo, ma ogni giorno gli viene impedito di lasciare la Siria. Così vivono da rifugiati in Siria nel villaggio di confine di Nasib, nella speranza che di riuscire, prima o poi, a fuggire. Dentro le frontiere siriane il viaggio della speranza verso la Giordania è sempre più pericoloso. Le forze governative, secondo Abu Suleiman, abitante di Homs, sparano contro i bus con a bordo le famiglie in fuga. Il 3 marzo, ha raccontato a Irin, i militari hanno sparato contro il mezzo su cui viaggiava, quando al confine mancavano ormai appena cinque chilometri. «La gente ha paura di provare ad entrare legalmente in Giordania a causa degli attacchi contro i bus che attraversano la frontiera», ha detto un altro rifugiato, originario della zona di Bab Amro, a Homs, che a febbraio è stata per settimane sotto il fuoco delle forze governative. E chi entra illegalmente in Giordania, dopo aver percorso più di un chilometro e mezzo a piedi, spesso con feriti in spalla, appena arriva nel regno hascemita viene preso in consegna dai militari, che procedono alla registrazione. Nel regno hascemita non esistono veri e propri campi per l'accoglienza dei rifugiati. Due giorni fa l'agenzia di stampa Dpa dava notizia della conclusione dei lavori per l'allestimento della prima struttura a Mafraq, la cui apertura sarebbe stata però rinviata per motivi politici. Amman teme un ulteriore inasprimento delle tensioni con Damasco.

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di Valerio Esca
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